Kivu, terra di molti martiri
I "signori della guerra" non mollano
Padre Trettel lavora nella missione di Kavimvira, in Congo. Ci informa sulla situazione attuale e sui gravi problemi della gente.
Da giugno 2003, sono con padre Paolo Maran nella missione di Kavimvira, a nord della città di Uvira, in Congo. L'area ha 35.000 abitanti, di cui circa 9.000 sono cattolici.
Zona fertile e martoriata
Siamo nella regione del Kivu, una delle più fertili e martoriate zone del Congo. Qui si sono combattute ultimamente ben tre guerre dei Grandi Laghi. Infatti, è una regione di frontiera, ai confini con Uganda, Rwanda e Burundi.
La missione di Kavimvira è stata fondata nel 1972 con il centro catechistico diocesano voluto da mons. Danilo Catarzi, il saveriano primo vescovo di Uvira, ora anziano e infermo nella casa madre di Parma. La chiesa della missione, dedicata alla Madonna Madre e Regina, è anche santuario mariano diocesano, in ringraziamento per la protezione ricevuta durante la tragica guerra della “rivolta mulelista” degli anni 1964-'66, in cui furono uccisi oltre 200 tra missionari, sacerdoti e suore. Tra loro, anche i tre martiri saveriani: padre Luigi Carrara, padre Giovanni Didonè e fratel Vittorio Faccin, uccisi nel 1964.
Speravamo nella pace…
Purtroppo, dall'ottobre del 1996, la guerra ha ripreso a imperversare, con atrocità terribili, in tutta questa regione dei Grandi Laghi, ma con particolare intensità e rinnovata ferocia sopratutto nelle nostre zone di confine.
Speravamo di essere entrati finalmente in un faticoso processo di pace e di riconciliazione nazionale. Ma da maggio scorso siamo stati sorpresi e scossi dal riaccendersi delle ostilità tra gruppi di ribelli armati, appoggiati da Paesi… vicini e lontani, interessati alle ricchezze del Congo. Nonostante la presenza sul posto delle forze di pace dell'ONU, questi signori della guerra hanno potuto invadere e saccheggiare, per una settimana intera, la grande città di Bukavu, a 120 chilometri a nord di Uvira.
Cacciati da lì, sono riapparsi qualche giorno dopo più vicini a noi, ai piedi della strada collinosa che sale a Bukavu, all'inizio della strada piana e asfaltata che porta a Uvira nel giro di un'ora. Con la gente abbiamo vissuto notti insonni, temendo l'arrivo delle bande armate.
Le ferite della guerra
I dolorosi avvenimenti di questi ultimi 8 anni di guerra, hanno lasciato ferite profonde, che sanguinano ancora nel cuore della gente. Tutti vivono sotto choc e devono affrontare grossi problemi quotidiani per sopravvivere. Le abitazioni, in maggioranza fatte ancora di paglia e fango o di mattoni crudi, sono cadenti; il cibo scarseggia, perché i raccolti sono stati devastati dalle bande armate; le spese per le cure mediche sono insostenibili. Le scuole non hanno i mezzi per continuare; gli insegnanti vivonodel poco che i genitori possono racimolare: non più di 15 dollari al mese!
La guerra ha distrutto tutto il tessuto economico, già mal funzionante. Sono scomparse anche le piccole imprese; nelle città la disoccupazione è generale. Le uniche risorse provengono da un'agricoltura di sussistenza (guerra permettendo!) e dalla pesca nel lago Tanganika. La moneta, che pure non vale niente, è più rara dell'oro.
Preghiamo per la pace!
Le comunità cristiane delle nostre missioni devono inoltre confrontarsi con le provocazioni che vengono da altre religioni, e in particolare dall'islam, che cerca di penetrare con ogni mezzo; sono anche bersagliate dalla propaganda miracolistica delle sette “para-cristiane” che pullulano ovunque: nella sola missione di Kavimvira ne abbiamo contate un'ottantina.
In questo contesto, così disparato e… disperato, non è facile annunciare il vangelo di Gesù Cristo, che esige la conversione a una mentalità nuova e una vita coerente. Il Signore ci sostiene con la sua grazia e ci accompagna con la sua misericordia. Continuiamo a pregare per ottenere la sospirata pace e cominciare a vivere una vita un po' più normale .
Anche voi pregare con noi. Grazie.








