Perché chiedere perdono?
Per affrontare il futuro con fiducia
Il Papa ha chiesto nuovamente perdono, a nome della chiesa cattolica che egli rappresenta. Lo ha fatto durante il suo 101° pellegrinaggio apostolico, a Banja Luka, domenica 22 giugno.
E' una richiesta di perdono umile, come deve essere, ma "ufficiale", per il ruolo che il Papa riveste.
Appena sceso dall'aereo: "Siate voi stessi i primi costruttori del vostro futuro. Non vi rassegnate! La ripresa non è facile. Richiede sacrificio e costanza, richiede l'arte del seminare e la pazienza dell'aspettare... Per affrontare il futuro con fiducia, è necessario rifare l'uomo dal di dentro, curando le ferite e operando un'autentica purificazione della memoria mediante il reciproco perdono. E' nel profondo del cuore la radice di ogni bene e, purtroppo, di ogni male. E' là che deve avvenire il cambiamento".
Durante la Messa, sulla collina di Petricevac, davanti al convento dei frati minori, alla presenza di decine di migliaia di cattolici, molti con le lacrime agli occhi, perché da dieci anni forzatamente sfollati e tornati, per un giorno, nella città che era la loro casa, il Papa ha proseguito:
"Imploro il Signore affinché abbia misericordia per le colpe commesse contro l'uomo, la sua dignità e la sua libertà anche da figli della chiesa cattolica, e infonda in tutti il desiderio del reciproco perdono. Soltanto in un clima di riconciliazione, la memoria di tante vittime innocenti e il loro sacrificio non saranno vani, ci incoraggeranno a costruire rapporti nuovi di fraternità e di comprensione".
Il Papa si riferiva, in particolare, ai massacri commessi durante la seconda guerra mondiale, anche istigati da un frate bellicoso e sanguinario.
Che senso ha chiedere perdono? Farlo per primi, con il rischio di essere fraintesi, presi per deboli e codardi? Sapendo che gli altri non ricambieranno? Non chiederanno, a loro volta, perdono né perdoneranno? Che senso ha che il Papa continui a farlo ad ogni occasione buona che gli si presenti, e che lo faccia sempre lui per primo?
Nessun senso. Se non quello che il vangelo gli dà. "Se ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro, lascia lì l'offerta, va a riconciliarti, poi torna a offrire il tuo dono" (Matteo 5, 23-24). Non c'è altro senso, se non quello di poter offrire l'Eucaristia senza contraddire la parola inequivocabile di Gesù.
Crimini e tragedie del tempo passato, non ancora dimenticate, trascinano risentimenti e rancori. Fattacci ancora ricordati e rievocati per dire: "Attenti! Queste cose hanno fatto i cristiani contro di noi. I cristiani sono così!" Hanno l'effetto di tenere in piedi muri antichi e di costruirne altri nuovi.
Ma domandare perdono è subito efficace per chi lo domanda. Si alleggerisce la coscienza? No. Manifesta la voglia di riconciliarsi, dimenticare, ricominciare il cammino insieme. Non come se niente fosse successo (i morti ammazzati non torneranno in vita). Ma nonostante tutto quello che è successo, nonostante tutto quello che potrà ancora succedere, con il perdono, ci aiutiamo a stare più attenti per il presente e il futuro.
Ci esponiamo al rischio della coerenza.








