Missione a casa, missione fuori: Il mal d’Africa è un'altra cosa
Mariano Casti, fotografo di professione a Villacidro, ci racconta ancora un po' della sua esperienza di volontario fotoreporter in un piccolo centro del Ciad, a Siekè, dove sorgerà un'università.
È vero che l'Africa è povera: non per i soldi, ma per questione di mentalità. Noi vediamo l'Africa come libri e giornali ce la presentano. Ce la mostrano male, perché ci fanno vedere i bambini che muoiono di fame o le persone che fuggono da un paese in guerra. L'Africa è qualcosa di più profondo, che ti entra dentro.
In Africa ho incontrato molti bambini: ogni famiglia ha cinque o sei figli, sorridenti e allegri. Il 90% di loro è malato e molti moriranno prima dei 12 anni, però sono felici. La prima cosa che fanno è correrti incontro, ti danno la mano, poi si guardano la loro mano. La felicità non è nel cellulare più bello, nell'orologio; la felicità è nella voglia di vivere che questi bambini hanno...
Foto di vita in strada
In Ciad è vietato fotografare per legge. Un militare ti può arrestare se ti vede fotografare. Fare immagini di reportage è perciò molto complesso. Anche la popolazione vede di cattivo occhio la fotografia. I musulmani non vogliono essere fotografati; hanno reazioni violente con lanci di pietre al pikup, bastonate, coltellate, distruzione o furti.
Ho nascosto la macchina in una borsa e ho documentato la vita in strada, perché in Ciad la vita avviene per strada. Dove c'è il mercato vendono i frutti, le noci, le angurie, sotto un ombrellone di legno o un albero.
Il mal d'Africa esiste perché non è come pensiamo o come leggiamo sui giornali e libri. L'Africa ha un sentimento che ti fa maturare, ti fa crescere. L'Africa ha un sentimento che ti entra dentro e non esce più dalle tue idee, non va più via da te. E una volta tornato, pensi ai suoi bambini che ti venivano incontro sorridenti, alla gente dei suoi mercati e ai suoi tramonti eccezionali...








