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Intervista a p. Italo Lovat: Tutta roba buona, fatta in casa...

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Il corso di aggiornamento di tre mesi è terminato. Tutti i missionari che hanno partecipato sono tornati nelle loro missioni. Prima del fuggi-fuggi generale, sono riuscito a bloccare, già con le valigie in mano, p. Italo Lovat, saveriano trevigiano e missionario in Camerun, per chiedergli un bilancio di questa esperienza.

Pronto a ripartire?

Sì, e non mi sembra vero! Però, provo un pizzico di nostalgia. Per quasi tre mesi ho vissuto in questa grande casa saveriana, nascosta nel verde di un parco incantevole, dove è possibile ammirare il bel cielo della Lombardia da est a ovest. Ho incontrato volti nuovi di confratelli venuti da tutte le parti del mondo, con i quali abbiamo costruito una specie di "nazioni unite", una nuova umanità riunita in gioiosa fraternità. Gli incontri, oltre a essere una preziosa occasione per conoscere nuovi confratelli, sono stati uno stimolo per cercare di capirci l'un l'altro, ognuno con una cultura differente e una storia personale diversa.

Sei contento di aver partecipato al corso?

Certo! Sono assente dall'Italia da 55 anni e in questi mesi ho avuto la possibilità di rivedere alcuni compagni di scuola delle medie e del liceo. I ricordi del passato, anche se un po' burrascoso, me lo hanno fatto amare e riscoprire sempre bello. L'aggiornamento è terminato, sfiorando i temi e le problematiche che più ci stanno a cuore nella nostra vita di missione.

È stato proficuo?

Abbiamo affrontato gli argomenti della vita del missionario, dedito all'annuncio del vangelo. Non abbiamo toccato i livelli accademici delle università. Era tutta roba "fatta in casa", in famiglia, ma fatta bene. Erano tutte situazioni conosciute e vissute sulla pelle di ciascuno di noi, difficoltà e sbagli inclusi.

Che percorso avete fatto?

Abbiamo rivisto i vari periodi della nostra crescita nella vita religiosa e sacerdotale. È stata una strada lunga, tortuosa, piena di ostacoli, ma sempre indirizzata verso una meta luminosa. Ho percepito e parzialmente compreso che avrei potuto raggiungere molti obiettivi con maggiore saggezza. L'importante però è non avere paura! Si deve imparare molto anche dai propri errori. Una cosa è certa: quello che è stato compiuto di buono lo dobbiamo alla misericordia del buon Dio, alla nostra fedeltà e alla sua grazia.

Ti sei trovato bene tra noi?

Come a casa. Non sono mancati momenti di svago, di buon umore, sostenuti da una cucina appetitosa e abbondante che non solo ha tolto la fame, ma ci ha ridato energie per riprendere il nostro ministero con nuovo slancio, anche fisico. Ripartiremo, ognuno per la propria missione, portando nel cuore un profondo senso di gratitudine per i confratelli saveriani di Tavernerio e per tutti gli amici e benefattori di questa comunità, che ha reso possibile una permanenza così felice.



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