Skip to main content
Condividi su

Intervista a mons. Biguzzi, vescovo in Sierra Leone

Che futuro si prospetta per la nazione?

Nelle ultime settimane si sono aperti alcuni spiragli incoraggianti per il processo di pace. Sono tante le persone che consegnano le armi ai Caschi Blu dell’ONU. Nel Paese ci sono almeno 20 mila Caschi Blu, davvero tanti se si considera che la popolazione complessiva non arriva neppure a toccare i 5 milioni di unità. I combattenti per ogni fucile consegnato ricevono 300 mila lire e la promessa di non venire imprigionati.

Dieci anni, dal 1991 al 2001, listati a lutto. Quali le più autentiche ragioni di un conflitto che ha fatto migliaia di vittime, che ha tolto la vita a troppi bambini?

Le ragioni dei conflitti vanno sempre ricercate nell’economia. Anche quando si parla di lotte tra tribù, alla fine sono gli interessi economici il motore delle guerre. In Sierra Leone la situazione è degenerata nel 1991, quando il Ruf, il Fronte Unito Rivoluzionario, mosso inizialmente da propositi condivisibili – maggiore giustizia e servizi sociali per tutti – è poi scivolato su una deriva assurda, arrivando a colpire le popolazioni civili senza "colpire" il potere centrale. Lo scenario si è fatto tragico, i bambini sono strati strappati ai loro villaggi e mandati a morire al fronte. Le ragioni di un cambiamento c’erano tutte, ma non c’erano le ragioni di una così crudele violenza.

Che responsabilità ha l’Occidente su quanto è accaduto in Sierra Leone?

Le responsabilità storiche sono gravissime. La Sierra Leone è stata colonia inglese fino al 1961. L’economia resta basata sull’esportazione delle materie prime e dipende interamente dall’estero. Le multinazionali dei diamanti hanno sempre avuto interesse a commerciare di contrabbando e attraverso questo traffico i ribelli compravano armi. I diamanti, infatti, finivano in Europa – Belgio e Olanda, soprattutto – in Sudafrica, a New York e a Tel Aviv.

Arriviamo al processo di pace.

Io stesso mi sono adoperato per fare da tramite in questo processo, partecipando in maniera attiva alla Commissione Interreligiosa. L’ostacolo maggiore fu nel convincere i ribelli alla consegna delle armi. Nel maggio 2000, dopo altre stragi, il capo dei ribelli, Fuday Sankoh, venne arrestato e da quella data il processo di pace si è fatto davvero concreto.

Possiamo dire che il futuro della Sierra Leone si gioca in questo dopoguerra?

È proprio così. Ci lasciamo alle spalle almeno 20 mila morti e 6 mila bambini soldato dai 6 ai 14 anni. Nella nostra Caritas ne sono stati riconsegnati 3 mila. Stiamo lavorando per riportarli alle loro radici, inserirli nel villaggio di provenienza. È difficile arrivare ad individuare i genitori. Se la ricerca non dà buon esito, li diamo in affido, visto il concetto di famiglia allargata esistente in Africa. Sono bambini che devono iniziare ad andare a scuola, ad essere inseriti nella società. Un’altra piaga è quella delle bambine: sono state trasformate in schiave del sesso. Hanno tutte subito violenza e costrette a mettere al mondo figli. Si teme che nei prossimi anni l’Aids possa essere dilagante. Le strutture sanitarie di fatto non esistono.

L’interista Kallon oggi è lo sportivo più rappresentativo della Sierra Leone e l’Inter pare intenzionata ad aprire un campus proprio a Makeni. Ne sa nulla?

So che un rappresentante di Inter Campus è giunto a Makeni con l’idea di aprire una struttura sportiva. Un ottimo progetto, purché l’obiettivo non diventi quello di portare via i giovani dal loro Paese.

Che cosa mi dice del movimento no global?

Posso garantire che esiste un bisogno di rivedere i rapporti internazionali per quel che riguarda l’economia e la formazione. Un movimento che vuole dare dignità all’Africa merita pieno rispetto, soprattutto se si batte per far cancellare il debito. Il rischio è che l’Africa resti prigioniera della morsa delle multinazionali.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 5083.29 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Maggio 2005
Il 7 aprile 1506 nasceva nel castello di Javier (Navarra - Spagna) san Francesco Saverio, il grande missionario dell’Asia e patrono delle missioni. N…
Edizione di Giugno/luglio 2013
Ormai è noto che l'iniziativa del festival biblico, che si tiene a Vicenza, ha un seguito nazionale. La stampa e le televisioni ne parlano e ne trasm…
Edizione di Aprile 2000
Sono Denis ed ho 24 anni. Provengo da un piccolo paese chiamato San Giovanni al Natisone in provincia di Udine. Là ho lasciato la mia famiglia per se…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito