Non privarti della gioia di Servire
Monica ci racconta la bellissima esperienza fatta con le Saveriane al Campo di Ceggia, dove lei e le altre ragazze hanno scoperto, in mezzo ai "nonni", che non bisogna privarsi mai della gioia di servire…
L’estate scorsa si è svolto a Ceggia un Campo di servizio presso la Casa di Riposo gestita dalle Saveriane. Eravamo in sette. Al nostro arrivo siamo state accolte con molta gioia dalle sorelle e anche dagli anziani che, come hanno più volte ripetuto, erano contenti di vedersi intorno tanta gioventù. Il servizio era duplice: al mattino ci dividevamo tra il riordino del refettorio e il servizio di portineria. Chi aveva questo servizio passava la mattinata con gli anziani, giocava a carte, li portava a fare un giro nel cortile, o semplicemente parlava con loro. Altro compito era quello di servire loro il pranzo o la cena.
La cosa più importante era quella di essere disponibili, attente e delicate. Al pomeriggio si svolgevano incontri di gruppo incentrati sul tema del servizio.
Si è partiti dalla propria esperienza personale, dal rapporto che ciascuno di noi ha con i nonni o con anziani incontrati in diverse occasioni.
Ci si è chiesti cosa gli anziani possano dare a noi giovani. Gli anziani, essendo memoria di ciò che è stato sono l’anello di congiunzione tra passato e presente, ci trasmettono valori importanti come lo spirito di sacrificio; ci aiutano a vedere le cose in modo diverso; ci indicano ciò che conta veramente, ciò che è essenziale. Le loro debolezze fanno emergere le nostre debolezze, la nostra incapacità e paura di essere vicini nel dolore, ma ci spronano anche a tirare fuori talenti che credevamo di non avere.
La nostra riflessione è continuata attraverso la lettura di alcuni passi biblici. Passando attraverso la storia di Ruth, dal suo rapporto con la suocera Noemi, dal suo coraggio di lasciare la sua terra e la sua religione per seguirla; siamo giunte fino a Gesù e abbiamo colto il suo essere servo per amore, il suo essere venuto per servire. Dai suoi atteggiamenti possiamo cogliere indicazioni importanti sul nostro essere servi: l’umiltà, la capacità di vedere le sofferenze della gente e condividerle, la gratuità che il nostro servizio deve avere, il coraggio di privarci di qualcosa che ci appartiene per farne dono, la consapevolezza che "dona di più chi dona con gioia".
La gioia di servire sulle orme di Cristo ci ha portato a riflettere sulla missione come servizio. Il brano che ci ha fatto da guida nella riflessione è "l’invito dei settantadue discepoli" Lc 10, 1-37.
Come deve essere il missionario? Mite, paziente, non violento, deve essere povero: chi è inviato non ha beni di questo mondo da distribuire, ha, invece, un messaggio d’amore da portare.
Il discepolo è essenzialmente un portatore e costruttore di pace e nel suo annuncio non deve mai mancare l’interesse per i più deboli: l’annuncio è per tutti.
Abbiamo poi ascoltato la testimonianza di sorelle rientrate dalle missioni in Brasile e in Congo; ciò che colpisce di più è che se anche descrivono situazioni di grande disagio sociale, di povertà e di guerra, dalle loro parole emerge una grande speranza e una grande gioia. L’ultima sera abbiamo organizzato una serata in allegria con gli anziani che hanno partecipato volentieri ai giochi. La sensazione era quella di essere una grande famiglia. La mattina successiva al momento della partenza c’è stata un po’ di commozione, i "nonni" erano dispiaciuti di vederci andare via, ma abbiamo promesso loro che saremmo ritornate a trovarli.
- Monica








