In Sierra Leone per costruire la speranza
Il Figlio di Dio è nato a Betlemme per dare un volto nuovo all’umanità. Prima di tornare dal Padre celeste, che l'aveva inviato a noi, egli ha mandato i suoi apostoli e i missionari a continuare la sua opera nel mondo intero.
Don Maurizio e le vittime di guerra
La Sierra Leone, una nazione devastata per dodici anni dalla guerra civile, sia pure tra diverse contraddizioni, sta prendendo un nuovo volto. Parlando a Mestre, all’associazione “Maniverso”, lo ha spiegato don Maurizio Boa, missionario dei giuseppini del Murialdo. Don Maurizio segue le vittime di amputazioni a causa della guerra. È davvero grave la situazione di quanti hanno avuto menomazioni di questo tipo. Ci sono 62 persone senza mani, che devono essere assistiti in tutto; altre 1.300 sono prive di un arto e si sentono... persone a metà.
Per gli africani la salute è tutto. Lo diciamo anche noi, ma così per dire. Insieme alla salute noi vogliamo i soldi e tutto quello che questa parola comprende. Per gli africani, invece, la salute è veramente tutto. Don Maurizio ridona serenità a questa gente. Con l’aiuto di amici, si prende cura di loro in una casa. Dove c’è posto per uno, gli africani riescono a stare in dieci. Così, la persona disabile trova chi l’accudisce, o almeno ha un tetto sotto cui dormire. E allora il sorriso riappare sulle loro labbra.
L’officina di padre Carlo
Padre Carlo Di Sopra, missionario saveriano del Friuli, a metà ottobre era in famiglia per riposo. Lo abbiamo invitato a Zelarino per accompagnarci nella preghiera per le vocazioni. Dopo la Messa, ha illustrato vari aspetti della vita delle sue comunità in Sierra Leone. La missione di Kabala è stata completamente distrutta dai ribelli. Ora è stata ricostruita, ricavando anche più spazio per le varie attività della missione.
“Sono venuti a trovarmi alcuni amici friulani e abbiamo lavorato per costruire un’officina. Alcuni macchinari sono già arrivati; altri stanno per arrivare, utili anche per una falegnameria. Si lavora seriamente. La cosa più difficile è tenere la gente lontana dal pericolo. Infatti, spesso capita che mentre uno lavora altri otto stanno guardare; ragazzi e donne che approfittano per portare lì il loro mercatino... Ne va di mezzo la concentrazione di chi lavora. Questo nostro modo di fare a loro può sembrare strano, ma qualcosa bisogna pur sacrificare per crescere”.
Mons. Biguzzi ci aggiorna
Abbiamo incontrato anche mons. Giorgio Biguzzi, vescovo saveriano di Makeni, sempre in Sierra Leone. A lui abbiamo chiesto come vanno le cose dopo le recenti elezioni.
"Nelle ultime elezioni, la chiesa si è tenuta lontana dalle contese di partito. Però, ha garantito lo svolgersi corretto della consultazione. Tutti hanno riconosciuto ad alcune personalità cattoliche il merito della sua pacifica conclusione”.
E come va la chiesa? “Ringrazio il Signore per i 28 sacerdoti locali che abbiamo in diocesi. Purtroppo, negli ultimi mesi, ben quattro missionari sono partiti per l’ultima dimora: i saveriani p. Ivaldo Casula e p. Graziano Rossato, il giuseppino p. Tarcisio Riondato e don Dominic Kargbo sacerdote diocesano. È stata una grave perdita, ma il Signore non ci abbandonerà. Anche per la Sierra Leone, questo sarà un Natale di speranza".








