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La vita felice di un “uomo retto”

La rettitudine è la virtù che permette di vedere tutto quello che sta attorno, senza perdere il senso della direzione giusta. La vita si svolge in tanti ambienti diversi: famiglia e società, lavoro e riposo, chiesa e umanità... In mezzo a questo vasto panorama, c'è una direzione da seguire e ci sono i cartelli che ci aiutano a non sbagliare strada: Cristo, il vangelo, la chiesa.

Aldo è stato un uomo “retto”. Ha saputo vedere e godere il panorama della vita, ma senza perdere tempo in deviazioni e sconfinamenti.

Ha cercato di seguire il più semplice e grande dei comandamenti: “Ama Dio e ama il prossimo”.

Vivere rettamente

Era anche un uomo “dritto”. Non nel senso romano del termine, di fare il dritto o il furbetto , come si direbbe oggi! I filari d'insalata, fagioli, pomodori, peperoni... tutto era “dritto” nel suo orto. Era il suo sistema, il suo metodo di lavoro. Ne sa qualcosa il figlio Fausto, la prima volta che ha dovuto dirigere l'azienda da solo per due settimane. Le sementi erano nate bene, ma i filari erano storti. All'osservazione del papà, il figlio rispondeva: “Ma tanto è uguale, papà! Vedi, tutto è nato e cresce bene...”. E il papà: “Ma se è uguale, allora perché non sei andato dritto?”.

Sembra quasi una provocazione anche per ciascuno di noi: se andare dritto, se seminare dritto, se vivere dritto... è uguale, ma allora perché non semini dritto, non cammini dritto, non fili dritto...? Pensiamoci: filare dritto e vivere retto , alla fine, conviene e rende di più.

Il campo della vita

Il contadino era la sua professione, che esercitava con competenza e dignità. Del resto, la vita è come coltivare un campo: ci sono fatiche e gioie; tempi di semina e di raccolta. A volte va bene; altre volte una grandinata rovina tutto e occorre la forza di ricominciare da capo. Il contadino fatica e vive di speranza.

Ma la vera professionalità di Aldo era nella vita cristiana. Ci teneva alla formazione. Fin da giovane, partecipava alle riunioni dell'azione cattolica, delle Acli, dei coltivatori diretti. Non è facile andare a una riunione serale, dopo una giornata di lavoro intenso nei campi. Eppure, partecipava e stava attento.

Le sue ceste di verdura erano famose in casa dei saveriani e nel convento di clausura a Roma. Le suore lo chiamavano “il nostro san Giuseppe, che arriva sempre quando abbiamo bisogno...”. Era il suo modo di contribuire alla vita della chiesa. I mercoledì mattina erano riservati per la parrocchia. Partiva presto, con la macchina piena di arnesi: falce e falcetto, zappa e pala, scopa e rastrello... Con altri volontari, si trovavano per pulire attorno alla chiesa, perché tutto fosse in ordine per la domenica.

Una preghiera per ciascuno

Nutriva la sua vita cristiana con la Messa e la comunione, quando poteva anche nei giorni feriali. Aveva anche un suo “rito”: al mattino presto, in cucina, leggeva le preghiere e le letture bibliche del giorno. Era la sua Messa, prima di andare a lavorare. La domenica leggeva la spiegazione su “Famiglia Cristiana” per prepararsi, come dovrebbero fare tutti i preti.

Si nutriva con la preghiera. Il rosario a maggio e a ottobre, in onore della Madonna, e a novembre, per i defunti. Mai tralasciava la preghiera quotidiana, insieme alla sposa Pia: al mattino in camera da letto, appena sveglio; ma era soprattutto la sera che si intrattenevano in preghiera, terminati tutti gli altri lavori. Una preghiera lunga e senza fretta: tutte le “preghiere del cristiano”, Padre nostro, Ave Maria, Gloria, atto di fede-speranza-carità, atto di dolore, Salve Regina, Angelo di Dio, Eterno riposo... E poi tante intenzioni, tutte “personalizzate”: per i morti, un Requiem per ognuno; per i vivi, un' Ave Maria per ognuno; per i nipoti, un Angelo di Dio per ognuno...

Il primo e l'ultimo di sette

Nella lunga lista di Aldo, tra tutte le intenzioni della sua preghiera serale, il primo ero io: “per padre Marcello e per i missionari”... Lui era il primo di sette; io l'ultimo. Ma mi aveva sempre nella mente e nel cuore.

La seconda guerra mondiale era in pieno corso. Dopo sei figli, mamma Natalina era ancora gravida. Gustavo, il cantoniere di via Boccea, l'aveva notato e disse a papà: “Sor Duilio, con tanti figli, ne hai fatto ancora un altro!”. E Duilio: “Sei sono per me; il settimo è per Dio!”. Aldo mi ha aiutato ad essere “il settimo per Dio”: con la sua laboriosità e onestà, l'incoraggiamento e l'esempio, la preghiera e il sacrificio.

Nel 1963, dal seminario di Anagni avevo scritto a casa per comunicare la mia intenzione di diventare missionario. Aldo mi aveva risposto così: “sentiamo lo spirito orgoglioso di avere uno della nostra famiglia chiamato da nostro Signore a una missione così alta. Cercherò di pregare per te, affinché tu sia degno delle tue aspirazioni. Grande è il compito che il Signore ti vorrà affidare; e anch'io sarò lieto di poterti aiutare, nelle possibilità che Dio mi darà”.

Il Signore misericordioso accolga questo suo figlio nella pace eterna, assieme a tutti gli altri che hanno vissuto collaborando alla grande missione di vivere e testimoniare il vangelo di Gesù nel nostro mondo. Lo Spirito di Cristo ci aiuti a percorrere insieme un bel tratto di strada, attraversando tanti ponti, fino all'ultimo, per passare all'altra sponda della vita che continua.



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