Una storia di normale migrazione
Dalla terra veneta a Roma
Mio fratello maggiore, “sor Aldo”: figura alta e distinta, cappello in testa, volto sereno e amichevole, ben rasato con i baffetti lunghi e sottili, occhi sinceri. Un saluto che dava fiducia, ma si sentivano le mani ruvide del contadino che usa zappa e badile e non sopporta i guanti nei lavori del campo.
A 81 anni, il Signore l'ha chiamato alla vita eterna il 22 ottobre scorso, mentre era in ospedale per rimettersi in forza. Alla Messa di commiato, nella chiesa di Santa Lucia, attorno ai familiari erano presenti i saveriani, i sacerdoti sabini e tanti fedeli della parrocchia.
Lavorare cantando
Appena prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, la famiglia era scesa a Roma dal Veneto e aveva trovato sulla via Boccea un campo da lavorare a mezzadria. Una normale storia di emigrazione, come tante famiglie italiane a quei tempi. Papà Duilio aveva accompagnato a Roma Aldo e Mario, i due figli più grandi, di 16 e 15 anni, e li aveva lasciati a dissodare il terreno e prepararlo per la semina, prima di portare giù il resto della famiglia.
Dopo tre mesi il papà, preoccupato di non ricevere notizie dai figli, parte per Roma. Dalla strada, li vede lavorare e li sente cantare “Quel mazzolin di fiori...”. Corre verso di loro, li abbraccia, li rimprovera: “Eravamo tutti preoccupati per voi due; ma adesso sono tranquillo!”. Dopo due mesi, il resto della famiglia li raggiunge. Inizia una nuova avventura.
La prima bicicletta nera
Al di là della strada, a metà colle, un'altra famiglia era emigrata dalle Marche, in cerca di un futuro migliore: la numerosa famiglia Corradini. Iniziano i contatti di buon vicinato. Aldo conosce la giovane Pia. Si fidanzano. Per il servizio militare, Aldo sceglie di fare il carabiniere. Alla fine, riceve in dotazione la robusta bicicletta nera, il primo “mezzo di trasporto veloce” dell'epoca. Più veloce del carretto tirato dall'asino...
Nel 1951, trovano un terreno in via Palombarese, dall'altra parte di Roma. Qui si trasferisce tutta la famiglia. Aldo è già sposato; Mario è emigrato in Argentina con la famiglia della sposa, originaria delle Marche e scesa a Roma per lavoro; Tullio e Lino sono fidanzati; Caterina e Maria hanno da poco terminato la scuola elementare; Marcello fa la terza elementare. La borgata di Santa Lucia stava allora crescendo, con famiglie provenienti da tutte le regioni d'Italia.
Pochi conoscevano i veri nomi gli uni degli altri. Erano identificati piuttosto dal luogo di origine. Noi passavamo come “i veneziani”. Di fatto, papà Duilio si prendeva ogni tanto i rimproveri di mamma Natalina, per il suo inconfondibile “accento veneto”.








