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Porta lo stesso nome, ma è l’affezionato nipote che ricorda lo zio…

La caratteristica dello zio era l’allegria. Era un burlone turbolento, amante degli scherzi. Lo stesso padre Uccelli, che lo aveva accolto nel seminario delle missioni estere a Vicenza, era intervenuto un giorno minacciandolo, a causa dei suoi continui scherzi che inventava, di fargli lasciare l’istituto.

La scimmietta non è arrivata…

Partito per il Burundi nel 1946 da Venezia, aveva dentro di sé una carica interiore fortissima. La nostra famiglia, pur essendo molto legata a lui, ha accettato di buon grado il distacco. Io avevo appena 7 anni e non volevo che partisse, ma lo zio mi consolava con la promessa che mi avrebbe mandato dall’Africa una scimmietta, che non è mai arrivata.

Lo zio Giovanni in Africa si sentiva realizzato, perché riassaporava il clima della sua infanzia. Lui aveva vissuto i suoi anni più belli a Creazzo nella “Villa Scala”, dove il papà era autista del conte e lì, tra alberi e natura e vita libera, si sentiva a suo agio.

L’ambiente di famiglia

Tornato in Italia, fu nominato amministratore nella procura delle missioni, a Parma. Qui è iniziata la seconda giovinezza dello zio.

La sua passione era quella di ricreare con noi l’ambiente di famiglia.

Partecipava sempre ai battesimi, ai funerali, alle riunioni famigliari. E in quel contesto declamava l’ultima sua poesia.

Ha sempre voluto che tutti i fratelli e i nipoti si incontrassero almeno due volte l’anno “per formare famiglia”. Per me questi momenti erano una costrizione che accettavo con fatica; solo dopo ho capito che questo era un atto d’amore per tenerci uniti. Per questa sua insistenza l’ho anche ringraziato, quando sono andato a trovarlo l’ultima volta prima della morte.

La poesia di Natale

Altro punto fermo dello zio Giovanni era la poesia di Natale. Ogni anno ne scriveva una. La preparava alcuni mesi prima e la faceva stampare per darla a tutti. Solo quest’anno non l’aveva scritta. Era ormai alla fine.

Ricordo l’ultima volta che sono stato a trovarlo, gli avevo chiesto di dirmi qualcosa. E lui: “Cosa vuto che te conta…”. La sua vena fantasiosa era ormai spenta, e mi aveva aggiunto: “Penso che sia meglio che io muoia, perché non posso dipendere dagli altri”.

Ciao zio. Ti ricorderò sempre.



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