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Nella sua ultima lettera ai saveriani, p. Rino Benzoni ci scrive: "La canonizzazione del nostro Fondatore deve tradursi per noi in un recupero di ottimismo e di fiducia. Molte volte si realizza ciò che noi crediamo che capiterà, sia in bene che in male. Uno che vede tutto nero, agirà inconsciamente perché le sciagure che annuncia si realizzino; altrettanto, a uno che è ottimista, tutto va per il verso giusto. Detto con le parole evangeliche: la fede può sradicare alberi e spostare le montagne... Si tratta di crederci un po' di più, e di giocarci dentro con più gioia, entusiasmo, zelo e coraggio. Le sorprese di Dio non mancheranno".

Seguire l'esempio del "padre santo"

In realtà, avere un "padre fondatore santo" è tanto un onore quanto una responsabilità. Non abbiamo nulla di cui noi saveriani - suoi figli possiamo gloriarci finché, appunto, anche noi cerchiamo con tutta sincerità di vivere santamente. "Talis pater, talis filii", dice il proverbio latino, che non sempre si avvera alla lettera, specialmente ai nostri tempi, quando il cambio generazionale sembra rispondere meglio all'altro proverbio in gergo, "a padre avaro, figlio prodigo".

Ma devo confessare che la notizia della canonizzazione del vescovo e missionario san Guido Conforti a noi saveriani - e a quanti si ispirano al suo carisma - ha messo in moto una marcia in più. È come se il tubo di scappamento abbia sputato fuori un intoppo, e il motore abbia ripreso vigore, e il termostato si sia fissato stabile nel mezzo, come dovrebbe essere per chi non si surriscalda a ogni piccolo sforzo per migliorare la corsa... verso la normale santità.

Si dice che san Guido non abbia fatto cose straordinarie.

Il nostro esperto p. Guglielmo Camera scrive: "Mons. Conforti offre l'esempio di una santità che non consiste in opere spettacolari, ma nell'umile, fedele, costante adempimento della volontà di Dio in ogni momento della vita". Meglio, così è alla portata di tutti seguirne l'esempio e imitarlo; non abbiamo scuse!

Non è tempo di "far festa"...

Anche noi non abbiamo fatto cose straordinarie. Credo di poter dire che tutti e ciascuno, singolarmente e in comunità, abbiamo fatto un po' meglio quello che ci spetta fare ogni giorno nel luogo in cui viviamo e nel lavoro che svolgiamo, facendoci accompagnare dalla ispirazione di san Guido. I saveriani del Congo giustamente affermano: "Il primo obiettivo è personale e comunitario. Più che far festa per la canonizzazione, vogliamo risentire, meditare, gustare e vivere le parole con cui il fondatore descrive la sua vita di pastore e padre; le parole con cui descrive il nostro carisma, il nostro modo di essere famiglia e di vivere la consacrazione alla missione".

Succede come con i nostri genitori naturali. Alla loro morte, desideriamo pensare a loro, conoscerli più a fondo, imitarli di più, per vivere almeno un po' quei valori che ci hanno insegnato e trasmesso, con le parole e con l'esempio. Scopriamo allora uno stile di vivere, lavorare, pensare, parlare... che vale la pena seguire, per essere figli felici di un padre e una madre così. In fondo, era quello che i nostri genitori si aspettavano da noi, per la nostra e la loro felicità.

Cosa abbiamo fatto di meglio?

Abbiamo riletto e studiato la vita e gli scritti del santo fondatore, non per curiosità (anche Tagore afferma che "Dio non si trova nella curiosità"), ma nello spirito filiale di chi vuole capire e trarre tesoro dello stile di vita del "padre". Spesso abbiamo condiviso tra noi insegnamenti e ispirazioni, nelle conversazioni informali e negli incontri settimanali a cui tutte le comunità saveriane nel mondo partecipano regolarmente.

Anche nei nostri ritiri spirituali mensili abbiamo meditato sugli scritti del santo fondatore. In particolare, la "regola fondamentale" (del 1931) e la "Lettera testamento" (del 1921), in cui il Conforti traccia la sua visione del saveriano, che si consacra alla missione con tutte le forze, per "fare del mondo una sola famiglia cristiana".

In particolare, nell'ora di adorazione del giovedì sera - che noi saveriani facciamo in ogni punto della terra - abbiamo ripreso alcuni insegnamenti di san Guido, anche seguendo le tracce preparate e inviate dalla direzione generale a tutte le comunità. Uno dei temi più ripresi è stato proprio quello della "spiritualità missionaria", della quale il Conforti ha frequentemente parlato ed è stato maestro e testimone.

Il suo stile di vita, il suo carisma

L'esempio del Conforti era luminoso e contagioso soprattutto nel suo stile di vita: semplice e cordiale. Così sintetizza p. Luigi Marchioron, missionario a Taiwan: "Abbiamo un uomo che ha saputo costruire, nella fatica di ogni giorno e in ogni tappa della vita - l'educazione in famiglia, il percorso vocazionale, la malattia, i «principali difetti» e i «propositi giovanili», il ministero a Ravenna e a Parma, l'istituto saveriano e la formazione dei missionari... - una personalità umana armonica, equilibrata e coerente, tenace e realista, retta e fedele. La forza e la resistenza sono unicamente ispirate dalla fede, da un progetto più grande e «audace»: il crescente rapporto con il Crocifisso".

Non ci resta che una cosa da fare: rinnovare il nostro impegno quotidiano per la missione universale, cercando di vivere quello stile carismatico del nostro "santo padre e fondatore".

Come lui: spinti dalla carità di Cristo e vedendo Cristo in tutti e in tutto, affinché tutti conoscano e amino nostro Signore Gesù Cristo.



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