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Missionario che sogna, scrive, canta…

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In Brasile Nord, nell’ospedale di Belem, il 2 febbraio ci ha lasciato p. Arnaldo De Vidi. Aveva 80 anni ed era nato nella provincia di Treviso, a Biancade di Roncade. Da ragazzo era entrato nel seminario diocesano, dove ha frequentato le scuole medie e il liceo. Poi, desiderando essere missionario, ha frequentato la Teologia saveriana di Parma.

vi De Vidi a Taiwan in abito tipico del luogoOrdinato presbitero nel 1967, ha avuto subito la missione di annunciare il vangelo a Taiwan. Dopo lo studio dell’inglese e del cinese, per tre anni è stato responsabile di un “ostello” per universitari. Non ha battezzato, ma ha imparato ad ascoltare, a dialogare e a pregare. In questo primo amore, ha scritto un libro sulla Cina che, piangendo, ha dovuto lasciare per rientrare in Italia.
Nella seconda tappa, p. Arnaldo ha avuto, a due riprese (1972-1974 e 1996-2006), un incarico importante come responsabile del Centro di Educazione alla Mondialità (Cem). Era impegnato nella direzione della rivista mensile e negli incontri con maestri e insegnanti nel bel paese. Ha saputo animare con entusiasmo la scuola italiana nello spirito universale di fraternità, nel dialogo tra le culture e nell’incontro tra le religioni. Molti insegnanti ricordano ancora con riconoscenza P. Arnaldo insieme al P. Domenico Milani, fondatore del Centro.

Ma la tappa più importante e di grande attività missionaria di p. Arnaldo è stata in Brasile, dove ha lavorato accanto ai contadini “senza terra” e a favore dei giovani. È arrivato nel 1976, lasciando il paese più “pagano” (Taiwan) per lavorare nel paese più cattolico del mondo. Qui, un gruppo di papà gli ha chiesto un aiuto per riavere la terra degli antenati. Padre Arnaldo non ha avuto dubbi nell’offrirsi. L’annuncio del Vangelo deve confrontarsi con il sociale e il Regno di Dio è giustizia, vera condizione per avere la pace. Ha sostenuto con coraggio la lotta dei senza terra, per offrire ai contadini la possibilità di seminare-raccogliere-sfamare le loro famiglie e vivere dignitosamente come figli di Dio.    

P. Arnaldo è rientrato in Brasile nel 2008, nella grande Amazzonia. Di nuovo, prese a cuore la situazione sociale del paese: la distruzione delle foreste, le ricchezze trafficate illegalmente, la crisi sociale peggiorata, il traffico di droga, i giovani abbandonati e disorientati… Accolse volentieri l’invito provvidenziale del vescovo diocesano di guidare la pastorale giovanile e fece dei giovani l’opzione preferenziale. Questi, infatti hanno risposto con passione all’incontro con Cristo e all’impegno per l’avvento di un nuovo paese di giustizia, di pace, di fede e d’amore. Si fecero collaboratori di p. Arnaldo per cambiare il paese e diventarono loro stessi protagonisti.

Tanti hanno conosciuto p. Arnaldo De Vidi, tanti l’hanno amato, sono stati suoi collaboratori e ora piangono la sua morte. Alcuni hanno scritto la loro testimonianza e lo definiscono in vari modi. “Poeta, artista, penna facile e fantasia brillante, sognatore con gli occhi aperti, di un mondo di giustizia e di pace” (L. Anzalone). “Padre Arnaldo è stato un vero profeta, ha predicato con enorme passione, spiegando il vangelo alla luce della realtà, educando sempre le persone della periferia, rafforzando la teologia della liberazione e incoraggiando l’organizzazione delle CEB” (Lafayette Biet). “Un profeta del nostro tempo! Sandali ai piedi, abbigliamento semplice, in cammino per i quartieri, conversando e predicando, costruendo la nostra chiesa, non di pietra, mattoni o argilla, ma nel vissuto della Parola e del Vangelo” (Gerardo Capelassi).

 Nella lettera di Natale 2018, scriveva. “Carissimi/e pace e bene. Gli amici mi domandano come sto.  Cito Ungaretti ‘Si sta/come d’autunno/sugli alberi/le foglie’. L’età e il diabete mi hanno tolto il vigore primaverile. Ciononostante riesco a perseverare. La testa è buona. Viene voglia di scrivere. La regione dove mi trovo sta peggio di me. Allora insisto dicendo loro che il sistema neoliberale è perfino una religione: suo dio è la ricchezza; la grazia è il guadagno; la salvezza è la crescita del Pil! Ma chi ci salva è il dolore e la fede in Gesù incarnato”.
P. Arnaldo ha vissuto il suo Calvario nella malattia e, prima di entrare in terapia intensiva, ha scritto in whatsApp: “Sono in croce!”.

È molto difficile scegliere nella produzione poetica di p. Arnaldo. Ecco qualche esempio.

Confessione amara
A pensar bene, amici, noi siamo dei meschini criminali. AI povero del terzo mondo, poiché non può difendersi, noi oggi come ieri gli bruciamo la capanna, gli togliamo il pane di bocca, le vesti. Gli prendiamo le scarpe e, cinici, apriamo davanti a lui la boutique di articoli griffati.
Oh, sì, noi gli dichiariamo solidarietà con i container, ma con le navi e gli aerei e gli oleodotti noi gli portiamo via perfino il tempo e i figli. Poi ci dichiariamo religiosi.
Così i poveri dicono: “Gli occidentali hanno Dio, il denaro, la polizia. E noi? A noi, grazie a Dio, resta madonna poesia”.

Di dove vieni?
Vi sono sempre ragioni per emigrare, per chi non è costretto a letto (Fernando Pessoa).  
“Di dove venite fratelli e sorelle?”. Veniamo dalla grande delusione. Stiamo fuggendo dai campi di guerra. Siamo sagome umane di globalizzazione. I sopravvissuti delle carrette di mare. Siamo onde di un’immensa nazione.  
“Come vi chiamate fratelli e sorelle?”.  Siamo i senza nome e i senza voce. Siamo coloro che nessuno riconosce. Siamo coloro che nessuno vuole. Sono Francesco, sono Maria, Giuseppe, Omar Letzuò, Mulai, Robindro, Jole…
“Dove andate fratelli e sorelle?”. Andiamo dove brilla una stella. Dove c’è una terra di libertà, la pace con il vicino sotto il fico, l’odore buono del pane condiviso. C’è un pezzo di cielo, là…

Se non fossi
Se non ci fosse nel mio cuore un orfano dimenticato in un canto, un bambino sfruttato o un adolescente con vette e abissi.
Se non ci fosse in me un giovane operaio precario suo malgrado, senza certezze per il suo futuro, o un contadino che ama scioccamente la sua terra e i suoi animali…
Se non mi sentissi un clandestino sopravvissuto alle carrette di mare, un guerrigliero della selva Lacandona febbricitante e di barba verde...

Se non mi sentissi un educatore e profeta con la spada della parola...
Se non ci fosse nel mio cuore una figura viva di Donna, figlia sorella sposa e madre…
Se non fossi di fatto Cristo, oggi, tra milioni e milioni di cristi con ceste di pane e assi di croci...
... sarei una chitarra da quattro soldi, senza penna o peltro, senza corde, senza musica, senza... niente.



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