In Burundi, fede da consolidare: Intervista all’abbé don Gérard
Don Gérard Nibigira ha trascorso due anni, gradito ospite nella casa saveriana di via Aurelia. Proviene dalla diocesi di Muyinga in Burundi. Ha 59 anni ed è stato ordinato sacerdote il 3 dicembre 1981, il giorno della festa di san Francesco Saverio.
Ha lavorato in quattro diverse parrocchie della diocesi, il vescovo l'ha inviato a Roma per approfondire gli studi sulla "teologia spirituale".
Prima di tornare in Burundi, ha risposto ad alcune domande, per parlarci della sua chiesa di origine.
Parlaci della tua diocesi...
La diocesi di Muyinga ha poco più di un milione di abitanti, dei quali oltre la metà sono cattolici. Abbiamo 17 parrocchie, guidate da una sessantina di sacerdoti. Negli ultimi due anni abbiamo avuto 15 nuovi sacerdoti: una grazia davvero eccezionale!
Come sta la chiesa burundese?
Il Burundi ha una popolazione di oltre otto milioni di abitanti, con otto diocesi. La chiesa cattolica è presente da 115 anni. I cattolici sono circa il 60 per cento, seguiti da anglicani, metodisti, battisti, evangelisti, pentecostali e tante altre piccole sette. Ci sono anche i musulmani e coloro che seguono la tradizione religiosa "naturale".
Quali sono le maggiori difficoltà?
La nostra è una chiesa giovane, ma presenta anche diversi problemi. Pensiamo, per esempio, al raffreddamento della fede tra i battezzati, la cui pratica religiosa a volte lascia a desiderare. Anche da noi c'è un crescente disinteresse e vari fedeli si allontanano dalla comunità cristiana. Inoltre, l'aumento delle sette crea confusione tra la gente. Anche il fenomeno del secolarismo oggi è diffuso.
I nostri giovani soffrono la mancanza di lavoro e il loro futuro è incerto. Per molti non è facile formare una famiglia e portarla avanti con serenità. In generale, la situazione sanitaria e sociale minaccia lo sviluppo della popolazione.
Qual è la sfida più grande?
Siamo stati evangelizzati da oltre cento anni e abbiamo avuto dei bei frutti. Per esempio, la percentuale di cristiani in Burundi è buona. Nonostante questo, non possiamo sederci ed esaltarci troppo, poiché bisogna ancora consolidare la fede. Deve diventare una fede viva, che si rifletta nella pratica e che trasformi ogni attività e relazione umana.
Facci qualche esempio...
I vari scontri etnici e le guerre civili, che il nostro paese ha conosciuto nella sua storia, testimoniano che i valori cristiani sono poco radicati nel cuore dei battezzati. È ancora necessario approfondire la fede e procedere a una nuova e profonda evangelizzazione.
Come ti sei trovato a Roma?
Questi due anni a Roma sono stati per me molto ricchi di esperienze, sia spirituali sia intellettuali, dal punto di vista umano, personale e anche comunitario.
Nell'ambito dell'università, ho potuto aggiornarmi e fare nuove conoscenze. Ho potuto anche seguire l'andamento del mondo odierno, e questa è sempre una cosa meravigliosa. Ho imparato tante cose che mi aiuteranno personalmente nel ministero sacerdotale in parrocchia, e anche nelle scuole e in tanti altre attività pastorali.
Cosa ti ha arricchito di più?
Il contatto con persone di diverse nazioni e continenti mi ha arricchito in tanti aspetti. L'incontro con un professore veramente esperto e preparato mi ha dato tanto piacere e gusto; mi ha fatto venire la voglia spingere la ricerca un po' più avanti, anche attraverso il mio contributo personale. Purtroppo ho incontrato anche qualche persona che, invece di aiutarmi a proseguire il cammino, mi ha un po' scoraggiato.
I programmi per il futuro?
Il mio programma futuro lo disegnerà la Provvidenza. A me basta rendermi disponibile per qualsiasi eventualità. Per ora, pare che debba vivere con i giovani seminaristi della mia diocesi. Quindi sarò educatore, insegnante, direttore spirituale... Un ministero delicato e impegnativo. Lo accolgo con molta fede e speranza. Il Signore saprà donarmi la grazia necessaria per poter portare avanti questo compito nel modo che a lui piacerà.
Desideri ringraziare qualcuno?
I miei ringraziamenti vanno in primo luogo al mio vescovo, che mi ha dato l'opportunità di vivere questa esperienza. Desidero ringraziare anche tutti coloro che hanno contribuito al mio soggiorno a Roma: i saveriani che hanno accettato di accogliermi e ospitarmi. La comunità saveriana del "Collegio Conforti" è stata il mio "paradiso" durante questi due anni. Mi sono sentito in famiglia, dove le diversità sono al servizio della fraternità. Sono stato accolto e aiutato con amore e con premura. Credo che in nessun altro luogo sarei stato meglio.
Conoscevi già i saveriani?
Conosco i saveriani da tanto tempo. Sono in Burundi e lavorano anche in varie parrocchie della mia diocesi di Muyinga. Abbiamo tante occasioni di vivere insieme, di conoscerci meglio, di collaborare e aiutarci in vari settori della vita. Anche coloro che vivono nella diocesi di Bujumbura, quasi tutti hanno esercitato il ministero nella nostra diocesi per qualche tempo: li incontro ogni volta che vado nella capitale. Questo per dire che l'ambiente saveriano mi è molto familiare.
Tanti auguri!
All'amico don Gérard auguriamo ogni bene nel suo apostolato nella giovane chiesa in Burundi. L'Eucaristia quotidiana ci mantiene in comunione nella chiesa missionaria.








