In Bangladesh c’è tanto da fare
Incontro con le delegate missionarie
Padre Giovanni Matteazzi, saveriano vicentino, è missionario in Bangladesh. Segue i giovani che desiderano diventare missionari; con loro, aiuta le suore di madre Teresa nella loro attività caritativa. Ha parlato della sua esperienza al ritiro spirituale delle delegate missionarie.
l Bangladesh si trova tra l’India e il Myanmar. È una nazione con 135 milioni di abitanti, quasi tutti musulmani. Nel Paese c’è la possibilità di due raccolti di riso l’anno, che assicurano il cibo base per la gente, e anche la paglia da mangiare per le vacche. Questi animali sono sacri per gli hindu, ma non per i musulmani, che li sgozzano e ne mangiano la carne, specialmente in occasione del korbani, la festa che ricorda il sacrificio di Abramo.
Una vita semplice in una società complessa
In Bangladesh la vita è semplice. La gente si accontenta del poco necessario per vivere. Anche chi pedala il risciò per trasportare persone o merci, nonostante la gran fatica, è gentile e sembra felice.
Il senso dell’amicizia è forte. È facile parlare con la gente, anche di religione. La famiglia ha molta importanza nella società bengalese; spesso sono ancora i genitori a decidere sul matrimonio dei figli e delle figlie. La donna è sottomessa al marito e gode di pochi diritti sociali, ma ha un ruolo fondamentale nella famiglia e nella trasmissione dei valori religiosi e umani.
La tradizione delle caste sociali, anche se non accettata dall’islam, ha tuttavia lasciato un forte strascico nella società del Bangladesh. Il senso della gerarchia sociale ha ancora molto influsso e i “fuori casta” sono emarginati e disprezzati. I mendicanti disabili si vedono lungo tutte le strade, seduti o sdraiati, con la ciotola dell’elemosina.
Anche per i musulmani la carità verso i poveri e i disabili è un precetto religioso, e lo rispettano. Manca del tutto, invece, l’assistenza sociale: anche negli ospedali, la gente deve pagarsi le visite, le cure e le medicine; non esiste alcuna forma di previdenza per i cittadini.
Le attività missionarie
In tutto il Bangladesh i cristiani sono pochissimi: appena lo 0,3 per cento. A volte accadono episodi di intolleranza, ma generalmente la chiesa è rispettata. Ad esempio, tutti hanno apprezzato gli interventi del Papa contro la guerra in Iraq.
I missionari saveriani seguono le missioni loro affidate e i gruppi di dialogo interreligioso. Dirigono anche una scuola tecnica professionale, dove attualmente lavora il giovane saveriano romagnolo, fratel Paolo Mantellini. Abbiamo un centro che segue i bambini di strada della città di Khulna e un centro per i disabili dei villaggi.
Una comunità vivace
Io ho lavorato in una zona settentrionale del Paese, dove vivono i mandi. I mandi sono una minoranza etnica con una propria tradizione culturale e religiosa.
Con la nascita del Bangladesh e l’invasione dei musulmani nella loro regione, essi hanno cominciato a perdere il territorio e a rifugiarsi in India. I gruppi minoritari tribali vengono spesso privati del loro territorio e della foresta, loro ambiente naturale; senza foresta, essi sono costretti a cambiare anche le loro attitudini di vita e cercare altri modi di sussistenza.
Il lavoro dei missionari è principalmente quello di stare con la gente, visitarla, conoscerla nelle loro storie di vita, annunciare la speranza del vangelo di Cristo, incoraggiarla a migliorare le condizioni di vita. I missionari hanno anche costruito scuole, per insegnare a leggere e scrivere ai bambini di diverse religioni, e un ostello per ragazzi poveri che vengono a contatto con il cristianesimo.
Nonostante le difficoltà, la comunità cristiana è vivace, tanto che è stato ordinato il primo vescovo di origine mandi.







