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Tanti ricordi alla festa dei parenti

Domenica 28 maggio è stato il giorno della tradizionale festa dei parenti e amici dei saveriani bergamaschi. La Messa, momento culminante dell’incontro, è stata celebrata nella bella chiesa parrocchiale di Alzano Sopra.

Un bel salto all’indietro

Sotto la volta sono riecheggiate queste parole: “Era il lontano 3 maggio 1956 quando mons. Piazzi, vescovo di Bergamo, benediva la nostra casa e la nostra comunità. Iniziava così l’avventura della presenza saveriana ad Alzano”. In questo modo, p. Ettore Fasolini ha aperto il bagaglio dei ricordi di quel giorno lontano. Era il giorno nel quale i saveriani mettevano le radici nel “fertile” terreno della diocesi bergamasca. Sono passati cinquant’anni.

Questo salto all’indietro è stato un momento commovente per tutti, soprattutto per i genitori dei saveriani che attraverso le parole di p. Fasolini sicuramente hanno rivissuto la loro stessa storia familiare, strettamente legata con quella dei missionari. Avranno visto scorrere i visi giovanili dei loro figli che, all’ombra di quel grande edificio di via Adobati, sono cresciuti e hanno consolidato la loro vocazione missionaria.

Ne è valsa la pena!

Quasi tutti i presenti hanno ricordato i tanti missionari che si sono succeduti nella direzione della casa: p. Novati, p. Costalonga, p. Bello, p. Simoncelli, p. Galiani, p. Rossi, p. Zucchinelli, p. Arnoldi, p. Felotti e molti altri. Hanno ricordato i bei momenti trascorsi insieme nelle indimenticabili feste. Il ricordo più bello, però, è certamente questo: ad Alzano è iniziata una cosa straordinaria che ha caratterizzato la vita delle nostre famiglie - un figlio missionario.

Anch’io, che sto scrivendo queste righe, ho sentito un brivido e mi è venuta la pelle d’oca durante l’omelia, perché anch’io devo alla comunità di Alzano quello che sono: un missionario saveriano. Ad Alzano, il piccolo seme della vocazione missionaria si è sviluppato ed è cresciuto. Il contatto d’ogni giorno con i saveriani della comunità e con i missionari di passaggio che raccontavano le loro esperienze missionarie, ha alimentato la nostra vocazione.

In questa comunità sono passati un migliaio di ragazzi. Più di un centinaio siamo diventati missionari. Non è poca cosa. La sfida di aprire una comunità nel bergamasco è stata vinta. Ne è valsa la pena!

Merito dello Spirito Santo

Non possiamo dimenticare i tanti sacrifici di questi cinquant’anni. Molte persone hanno pregato, lavorato e sudato per portare avanti questo progetto missionario. Se ora tante persone in tanti Paesi nel mondo sono cristiane, e felici di esserlo, è merito dello Spirito Santo. Il vero artefice della missione è sempre lui, con la generosa collaborazione di quei ragazzi che riempivano qualche anno fa i grandi saloni dell’ex filanda di Alzano. Quei ragazzi, diventati grandi, “verso quel campo laggiù… spiccano il volo lontano”, diceva un bel canto saveriano, mai dimenticato. “Quel campo laggiù” è la missione.

Alla fine di questo breve ricordo, non posso dimenticare i 23 saveriani che hanno già concluso il loro volo e ci proteggono dal cielo. Li dovrei nominare tutti, ma ne ricordo tre in particolare. Sono i primi che ho conosciuto ad Alzano quando sono arrivato: p. Luigi Simoncelli, padre spirituale; p. Dante Bello, vice rettore; p. Primo Castelli, animatore missionario. Con gli altri saveriani bergamaschi defunti, sono oggi i nostri intercessori presso il Padre.



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