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Diceva papa Francesco: “La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio! La solitudine può essere una malattia, ma la vecchiaia no”.

Entrare al quarto piano della Casa Madre dei Missionari Saveriani a Parma è come varcare una soglia sacra. Lì non si trova semplicemente un reparto di cura per religiosi anziani, ma un vero e proprio santuario della vita donata, della fede vissuta fino in fondo, della dignità custodita nella fragilità.
Durante la mia settimana trascorsa con loro, mi sono avvicinata con profondo rispetto e umiltà alla sofferenza fisica e alla vulnerabilità che l’età porta con sé. Tuttavia, quello che più mi ha colpita non è stato il dolore, bensì la luce che ho visto negli occhi dei residenti. Non servivano parole elaborate: il loro silenzio parlava di una fede incrollabile, di vite piene di Vangelo, di una missione che continua, anche quando il corpo non risponde più come un tempo.

Ho incontrato volti segnati dal tempo, ma illuminati dalla gioia. Mani stanche, ma ancora tese verso l’altro con amore. Ho visto i p. Daniele, Luigi, Angel, Dario e Valerius, infermieri e volontari, accudire gli ospiti con una dolcezza che sa di misericordia. Ogni gesto, ogni parola, ogni carezza sembrava gridare che ogni vita è preziosa, e che ogni anziano è un tesoro da ascoltare e custodire.
Anch’io sono anziana, ma tra loro ho percepito con forza che non è il fisico a definire la giovinezza. La mente, il cuore, l’anima restano giovani se continuano ad amare, a cercare, a sperare. Questa consapevolezza è diventata per me un dono inaspettato: mi sono sentita a casa, ho trovato fratelli e padri, ho sperimentato una comunione profonda che mi ha arricchita dentro.

Sono rientrata a casa con il desiderio di ritornare. Perché lì ho imparato che la vecchiaia non è una fine, ma un’altra forma di missione. Una testimonianza silenziosa ma potente. Una voce che ha ancora molto da dire a questo mondo frenetico e spesso distratto.
Quella settimana è stata per me un tempo di grazia. E spero possa diventare per tanti altri un invito a non avere paura dell’età, della debolezza, della lentezza. Perché dove c’è amore, rispetto e ascolto, c’è sempre una nuova primavera che può sbocciare.



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