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Sento ancora il calore della vostra accoglienza, le domande preoccupate per la situazione tesa di cui parlano ogni tanto i giornali e che si respira a Taiwan, le strette di mano decise che risaldano quell’amicizia mai dimenticata da quando ho lasciato la comunità di Salerno, la “nostalgia gioiosa” di quando si andava a S. Michele, le partite a pallone e la vita all’Istituto. Tutte queste sincere emozioni me le riporterò al ritorno a Taiwan e, come alla prima partenza, le porrò nella mia preghiera per tutti voi.

L’attuale situazione socio-politica a Taiwan è in evoluzione verso un futuro incerto. Al contrario, la missione va avanti dando, come tutte le missioni del mondo, quegli esempi di fratellanza, aiuto, solidarietà, incoraggiamento reciproco che mettono in atto l’invio per il mondo datoci da Gesù. Il nostro Fondatore S. Guido Maria Conforti l’ha parafrasato con “fare del mondo una Famiglia” che ho ritrovato anche in un proverbio cinese che suona come “sotto il cielo una famiglia”.

Tutti i popoli della terra sentono il valore della famiglia. “Fare del mondo una famiglia” nella parrocchia S. Francesco Saverio a Taipei è stato tradotto in vari piccoli segni, gesti e attività. Ogni anno, e da quando è stata istituita la parrocchia, non sono mai mancati i battesimi. A Pasqua, i nuovi “nati” (i catecumeni battezzati la notte del Sabato santo) sono accolti dalle testimonianze di vita cristiana dei ‘vecchi’ cristiani.
La chiesa di Taiwan è una realtà giovane. Solamente pochi anni fa, abbiamo celebrato il 150° anniversario di fondazione e i cristiani di vecchia data ci tengono a ricordare che la fede cattolica è passata dai loro antenati. La celebrazione poi si conclude con un pranzo “yi jia yi cai”, preparato da ogni famiglia e offerto ai nuovi cristiani.

Durante l’anno, in varie occasioni e festività si rinnova questo spirito di famiglia. Un’attività è particolarmente sentita: la celebrazione mensile degli onomastici. Dato che la maggior parte dei cristiani è battezzata in età adulta, il nome di battesimo non viene usato ufficialmente, essendo registrati all’anagrafe con il nome cinese. La benedizione, gli auguri ad essere testimoni del Vangelo come il santo dell’onomastico, la torta come al compleanno, sono un richiamo al battesimo ricevuto e celebrato nella nuova famiglia.

La gioia e la serenità sperimentate in chiesa si è poi trasformata in forme di attenzione, di carità, di volontariato e di solidarietà. Viene portata agli altri, a quel “piccolo” con il quale si identifica Gesù in tantissime situazioni (“Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” Mt. 25).
Mi piace ricordare la semplice esperienza di Melinda, malata a 55 anni di Parkinson, e che ora si trova in un ricovero per anziani dopo aver lasciato il piccolo appartamento al figlio che si era appena sposato.

Prima di partire per l’Italia sono andato a trovarla. Mi aveva chiesto, oltre alla comunione, di portarle due libri di canto che usiamo in chiesa alla Messa. Come mai due? Mi ha presentato un’amica (non cristiana) interessata ai canti che lei canticchiava la mattina e quando era un po’ giù di morale, usandoli come preghiera. Nel ricovero, al loro piano, c’è una grande stanza dove tanti anziani stanno tutto il giorno a letto, senza televisione o notizie dalla radio…

Melinda e la sua amica mi raccontavano il clima freddo che avevano provato nel visitare quella stanza. Dopo aver chiesto alla direzione se potevano fare qualcosa per questi anziani, la direzione le ha incoraggiate perché, da quando è scoppiato il Covid, non si era potuto far entrare nessuno per le visite. Per questo, mi hanno chiesto di portare due libri. Desideravano usarli per cantare e fare un po’ di compagnia alle persone che erano, e sono, davvero sole prima del grande salto. Avrebbero annunciato loro la vicinanza di un “Dio pastore”, perché “anche se vado per valle oscura non temo alcun male”. E con altri canti avrebbero spiegato il senso della vita. Ecco la forma cinese del “sotto il cielo una famiglia”. Come una volta si diceva, “io parto, ma tu non restare”. Ripartiamo assieme a testimoniare l’Amore di Dio.



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