Il papa: "La Chiesa deve chiedere perdono"
Tema del "Paginone" di questo numero: Per un Giubileo controcorrente
In vista del Giubileo Giovanni Paolo II ha rilanciato l'idea di una richiesta di perdono da parte della Chiesa "per le colpe dei suoi figli", con un'indicazione esplicita dei "peccati storici" di cui fare pentimento: la divisione tra i cristiani (gli scismi e le riforme, non senza colpa d'ambo le parti); l'uso della violenza a servizio della fede (le crociate, l'inquisizione, la persecuzione degli Ebrei); il mancato discernimento di fronte alla violazione dei diritti umani fondamentali (il dominio su gli indios, la tolleranza verso alcuni regimi totalitari e dittature militari): tutti argomenti tormentati e dolorosi nella storia millenaria della Chiesa.
Il Papa, chiedendo ripetutamente perdono per gli errori commessi dai cristiani, dagli uomini di Chiesa, nei venti secoli della sua storia, sottolinea l'aspetto penitenziale che deve rivestire il Grande Giubileo.
Quindi questi interventi vanno collocati in un contesto più ampio, che quello d'una rilettura della storia della Chiesa fatta con fede e profeticamente; hanno cioè il valore d'un segno dei tempi che viene ad unirsi ad altri segni, che confermano il cammino di purificazione che la Chiesa sta compiendo in questa fine del XX secolo e all'inizio del nuovo Millennio.
Una Chiesa che, in quanto umana, debole e peccatrice nelle sue membra; mentre in quanto divina santa.
D'altra parte Gesù lo ha ripetuto molte volte nel Vangelo che il cammino della Chiesa può essere paragonato al lavoro di una rete gettata in mare, che raccoglie i pesci buoni e quelli cattivi, oppure ad un campo dove il buon grano cresce accanto alla zizzania. Questo confronto tra il bene e il male rende ancora meglio la dimensione profondamente umana, ma al tempo stesso divina, della Chiesa, nella quale, accanto ai peccatori, crescono i santi.
L'otto marzo del 2000, Mercoledì delle Ceneri, inizio della quaresima, previsto l'appuntamento solenne con l'esame di fine Millennio e la richiesta di perdono a Dio e ai fratelli.
Continua il Papa nella sua lettera:
"Riconoscere i cedimenti di ieri atto di lealtà e di coraggio, che ci aiuta a rafforzare la nostra fede, rendendoci avvertiti e pronti ad affrontare le tentazioni e le difficoltà".






