Il Papa in Camerun, “un dono grande”
Vivere dal vivo la visita di papa Leone XIV in Africa è stato un dono grande. Come missionaria Saveriana, trovandomi a Douala, ho avuto l’immensa gioia di partecipare alla Messa pontificale celebrata sulla spianata dello stadio di Japoma. Impossibile non esserci: la nostra comunità dista appena una decina di chilometri dallo stadio! Sento innanzitutto un forte senso di gratitudine verso il Signore per aver potuto condividere con il popolo camerunese questo straordinario evento storico, avvenuto in un contesto sociopolitico particolarmente travagliato. Tuttavia, la popolazione non cessa di testimoniare la sua fede viva, impregnata di preghiera e di gioiosa speranza. Il passaggio del Papa a Douala è durato solo poche ore, ma ha lasciato una traccia indelebile nel cuore della gente. A giorni di distanza, la commozione resta ancora palpabile. Anche chi non è troppo avvezzo alle cose di Chiesa, si dice fiero e onorato che una personalità così speciale abbia scelto di venire in Camerun. Il suo coraggioso messaggio di pace, i forti appelli rivolti ai governanti, l’incoraggiamento ai giovani, i consolanti segni di benedizione impartiti a tutti amorevolmente, la scelta di visitare, lontano dai riflettori, un piccolo ospedale nella periferia della città, nonché i luminosi gesti da lui compiuti lungo tutto il viaggio africano, sono stati per noi di grande conforto. La visita papale aiuterà a credere che la situazione attuale può cambiare. Una mamma ha detto: “La Parola seminata nella nostra terra porterà frutto, perché se si semina, la terra non inganna, non inganna mai!” (Lucia Citro, mmx).







