Il “padre” degli indio kayapò, Una serata con p. Renato Trevisan
È stato breve il rientro in Italia di p. Renato Trevisan, missionario tra gli indio kayapò dell’Amazzonia brasiliana. La sua attenzione era tutta rivolta a papà Angelo, gravemente infermo e deceduto qualche giorno dopo il rientro del figlio.
Nonostante il lutto familiare, padre Renato ha voluto tener fede all’impegno di una serata con noi. Dopo una breve sosta per recitare il rosario presso la salma paterna, ha sorpreso tutti per la sua forza d’animo, animando la serata con i racconti degli indio e della loro terra. Ha anche precisato: “la morte del papà non mi ha distratto”.
Brasile, il fiore più bello
Padre Renato ha detto che se le piante avessero la parola, sicuramente ammetterebbero che il fiore più bello è il Brasile. È un Paese splendido. Non è un mito solo per il carnevale di Rio... Colombo ha chiamato gli abitanti del luogo “indio”, perché girando attorno alla terra pensava di essere arrivato in India. Nonostante tutti gli schiavi africani importati dai portoghesi e l’invasione avvenuta in seguito di italiani, tedeschi, francesi e inglesi con i loro interessi, la razza resiste ancora. Esistono 330 gruppi di indio, con cultura e lingua propria. Alcuni contano 200 anni di vita cristiana.
Arrivano i missionari a portare la fede. Qual è la strategia di Gesù? Il suo sangue è versato per tutti. La fede investe l’intera persona umana: anima e corpo. Si comincia con la cultura del dialogo. La fede rappresenta la parte finale, ma essa ispira la pace, la solidarietà, la giustizia, la libertà e dichiara il fallimento dei pregiudizi razziali. Si giungerà alla fede vera e propria, a fare del mondo una sola famiglia, a creare un posto per tutti. Tutti i popoli hanno gli stessi diritti di vivere.
Lo sfruttamento dell’uomo
Nello Shingù, dove lavora p. Renato, vivono settemila kayapò e attorno altri gruppi di indio: alcuni con piume sul capo, altri con la pelle tutta dipinta di rosso, altri vestiti con abiti di cotone. Hanno diritto alla terra. Arriva un ammasso di gente per le miniere d’oro e i diamanti, per il nichel. Viene scoperto il mogano, legno pregiato, inattaccabile dalle tarme. Si abbattono gli alberi senza criterio, anche per costruire grandi strade - la Trans-amazzonica - per il trasporto del petrolio e dei minerali. Si provoca grave danno alla foresta amazzonica, ombrello protettivo del creato. Anche i grimperos, sfruttatori delle miniere d’oro, cercano spazi.
Le autorizzazioni concesse hanno scosso nelle fondamenta la realtà locale. La pesca, fonte di alimentazione, le coltivazioni e le altre attività artigianali sono trascurate. Si intromettono le grandi finanze estere, con lo sfruttamento degli indio, per il lavoro a basso costo.
Il lavoro del missionario
Il missionario deve muoversi in questa drammatica realtà, aprendo scuole e centri sanitari, mettendo per iscritto la lingua. La gente ha anche capito di recarsi in città per ricevere cure specifiche. In città funziona un centro di accoglienza, un giardino con le piante per celebrare le feste tradizionali. Così, gli indio si abituano ai rapporti con gli altri, imparano a vestirsi. Bisogna anche chiarire che l’essere battezzato non comporta privilegi economici. Secondo l’idea locale, il missionario è padre, quindi deve provvedere al mantenimento dei cristiani, suoi figli.
L’aspetto religioso si inserisce in questo contesto, senza forzature. Un metodo facile sta nel presentare la Bibbia con disegni e quadri, una specie di Bibbia illustrata. Una volta facevamo così anche noi con i ragazzi del catechismo. Questo è il “paese dei balocchi”, dove padre Renato ha fretta di tornare.








