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Ho tra le mani il libro “La stella dei filosofi" di G. Moretto. Contiene anche pensieri di Nietzsche sul Natale (sic): "Ma per quale ragione non ci sentiamo così pervasi di gioia come per il Natale? In primo luogo, manca del tutto quell’alta significazione, che eleva questa festa al di sopra di ogni altra. E poi il Natale non riguarda solo noi stessi, bensì tutta l'umanità in generale, poveri e ricchi, grandi e meschini, illustri ed oscuri. Ed è proprio questa gioia universale che aumenta quella nostra personale" (La mia vita. Scritti autobiografici).

Chi pensa che il Natale lo si debba "nascondere" per rispetto alle altre religioni, chi lo ritiene sgradevole contenitore di atmosfere "mielose", non ne coglie né il significato universale, né la capacità di portare a galla quella (ineliminabile?) componente di "fanciullo" che è dentro di noi. Costui non si infastidisce per certe sue manifestazioni esteriori, sembrino esse ingenue o, addirittura, smaccatamente commerciali.
Ricordo bene i miei Natali giapponesi, niente affatto percepiti come irriguardosi da parte di persone non cristiane. Certo, la volata gliela tiravano i commercianti. Per circa un mesetto tutto il Giappone era natalizio. Ovviamente il Babbo aveva la meglio sul Bambino. Ma perché temerlo e criticarlo, quando per la Messa della notte, le nostre chiese si riempivano come non mai? Anche i non cristiani ne godevano l’atmosfera raccolta e festosa e ascoltavano un messaggio "alto". Il Natale piace dovunque e "parla" a (quasi) tutti. A prescindere.

Ancor più ricordo un mio Natale nelle Filippine. Con una volontaria, siamo partiti da Baguio (paradiso turistico dei ricchi) e ci siamo inoltrati nelle zone impervie dell’interno: solo boschi, ogni tanto interrotti da impervie radure spelacchiate e miserabili casette distribuite col contagocce. Dopo un paio d'ore di viaggio, trovammo un piccolo convento abitato da 4 o 5 sorridenti suore. Queste coraggiosissime donne visitavano le case sparse e incarnavano l'Incarnato in quella landa desolata. Arrivammo a una casetta isolata, a mezza costa di una ripidissima radura distante circa 300 metri dalla strada. Non so perché, ma seguii l'impulso interiore di visitarla. Dentro vi trovai una giovane coppia. Mi sono presentato come un missionario. Il papà (non sto barando) si chiamava Joseph e la mamma Mary. Della piccola creatura che la mamma teneva in braccio non ho voluto chiedere il nome, ma, dentro, sentii che si chiamava Jesus. Insieme, abbiamo pregato ed ho dato loro una benedizione extra large. Per loro, la sorpresa di ricevere la visita e la benedizione di un prete. Per me, la letizia dei pastori in visita alla grotta della Natività. Buon Natale a tutti.



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