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P. Arduino Rossi mi ha chiesto di raccogliere questo racconto. Ogni tanto, nel trascriverlo, si mischia con i miei Natali, ma mi ha giurato che c'erano la neve, i personaggi saveriani, quelli del presepio e la polenta col taleggio.

Non mi sembra vero che siano già passati 70 anni da quel Natale del 1948. Eravamo nella bella e fredda villa di Pedrengo, seminario temporaneo dei saveriani a Bergamo. Eravamo in tanti. Provenivamo, per lo più, da famiglie contadine o operaie. Povera gente insomma, ma noi ragazzini neanche avevamo il pensiero di quella situazione. La guerra era finita da poco più di due anni e ci ricordavamo il bombardamento di Dalmine solo per i racconti dei nostri genitori. A quel tempo eravamo troppo piccoli per avere un ricordo nostro.

Anche quell'anno nasceva Gesù. La guerra appena alle spalle ci faceva percepire le realtà della vita in modo diverso. La sera, prima della frugale cena, cantavamo in cappella i canti della novena. “Rorate Cœli desúper, et nubes plúant justum...” risuonava per la casa e nei luoghi adiacenti alla villa. C'era un non so che di frizzante, bello e di impazienza in quei nove giorni che non passavano mai. Eravamo contenti e ci sentivamo sempre più nel clima delle vacanze natalizie tra pastori di cartapesta, i bei canti di Natale, i Magi già in cammino e qualche dolcetto speciale che mamma e nonna ci preparavano per la grande festa. Ogni tanto, mi svegliavo dai ricordi dei passati di natali: i presepi di casa nostra e degli zii, gli addobbi della chiesa e il pranzo “solenne” di Natale: un buon coniglio con la polenta fumante con il taleggio da far sciogliere.

Aspettavamo sempre la neve. Il Natale con la neve ridipingeva il paesaggio e dava l'idea di qualcosa di meraviglioso. Quel soffice e candido manto nascondeva le brutture degli uomini, ridava al mondo un'immagine originaria del creato. Per poche ore o giorni potevamo godere di quella meraviglia e i geloni a mani e piedi si sentivano di meno. In ricreazione potevamo giocare a palle di neve, ma senza esagerare. Eravamo sempre degli apostolini.

In questi giorni mi trovo ad Alzano, proveniente da Salerno, per visite e cure. Gli anni sono passati e l'organismo ogni tanto sciopera e mi lascia un po' a piedi. Qui, ho ritrovato alcuni compagni di Pedrengo: p. Ilario Trapletti, p. Pilade Rossini, p. Giuseppe Rinaldi e p. Giulio Simoncelli. Allora eravamo poco più che bambini, ma loro erano già più alti di me e non è che col passare degli anni la situazione sia migliorata. Pensando a loro, tornano alla mente il rettore, p. Eugenio Morazzoni, l'economo, p. Adelino Pelizzari, i prefetti Coccoluto e Meini. I più sono già in cielo a festeggiare il Natale col bambinello Gesù. Chissà se a chi dico io non gli abbiano dato il posto dell'asinello!

Rimaniamo sempre un po' fanciulli e certe durezze fanno fatica a scomparire... Ma oggi servono solo buoni pensieri. La Bontà è nata e nasce continuamente ogni volta che apriamo il nostro cuore all'altro, cioè a Gesù Bambino che bussa. Buon Natale!



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