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Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista a p. Gianni Pedrotti, dopo la prima puntata che trovate nel numero di novembre 2018.

Sei stato in Burundi fino all’espulsione…
Sì, per 13 anni (dal 1969 al 1982) e ho fatto un po’ di tutto. Era proprio missione sul campo. Abbiamo vissuto anche la guerra. Nel 1972 siamo stati catturati in tre, dopo essere andati in un villaggio a vedere cosa stava accadendo. Loro, però, avevano ricevuto l’ordine di non toccare un bianco, per motivi magici (erano l’etnia dei Mai-Mai che significa acqua).

C’è un ricordo particolare?
Stare con la gente era ciò che sognavo. Il ricordo più bello che ho sono proprio le persone in coda per salutarmi prima di partire. Il governatore, che era stato lì per giustificare la mia espulsione, non aveva trovato niente. Il mattino della partenza meditavo il vangelo in kirundi e si è avvicinata una donna tutsi. Mi ha dato una carezza e mi ha chiesto perdono a nome della sua tribù… Il Burundi mi è rimasto nel cuore. Lavoravo anche con mia sorella, che era suora (Miriam). Io ero il parroco e lei era responsabile delle attività della sua congregazione. Quindi per me era un modo di stare in famiglia.

Il Congo è stato un secondo periodo della tua vita…
Esatto. I primi anni ero a Kasongo, in piena foresta. La gente mi raccontava degli spiriti e delle magie. Io cercavo di convincerli del contrario. Loro mi rispondevano che non capivo perché ero bianco. Nominato vice regionale mi sono trasferito a Bukavu e ho incontrato p. Nardo, saveriano esorcista. Lui capì che non ero molto entusiasta di questa attività. Ma una volta a Luvungi, dove sono rimasto 13 anni, mi sono interessato del problema della magia. Ho visto cose che non mi sarei aspettato e ho scoperto che c’era davvero qualcosa.

Ora sei a Panzi…
Sono padre spirituale dei ragazzi della propedeutica e mi occupo dei giovani universitari cattolici. Ma il lunedì e il venerdì incontro la gente e non voglio altri impegni. Ascolto, li accolgo e poi prego. Mi parlano dei loro problemi e cercano una spiegazione per tutto. A un certo punto io metto il crocifisso nelle loro mani e qualche volta accade che la persona si contorca e scagli il crocifisso a terra. Io continuo a pregare finché si calma. Poi do appuntamento a un’altra occasione per vedere se si deve liberare del tutto e aiutarla….

E il Congo come va?
Dal punto di vista socio-politico ed economico, la situazione è peggiorata.

L’occidente sembra cieco e sordo
È il nostro dramma. Non tocchi la profondità del vangelo se diamo solo un aiuto economico e poi ci giriamo dall’altra parte...

Saranno le vocazioni africane il futuro?
Prima bisogna dimostrare che si è servitori, sporcandosi le mani. Perché essere presbiteri, in Africa, è ancora motivo di prestigio. Come nei paesi degli anni ’50 da noi, dove le autorità erano il brigadiere, il prete, il medico e il farmacista.

Papa Francesco?
Quando ho sentito che si sarebbe chiamato Francesco, ho capito che veniva proprio dallo Spirito Santo.

Se non avessi fatto il missionario...
Forse, avrei fatto il calciatore. Ho amato tanto giocare a pallone… Se posso, mi auguro che i saveriani restino a San Cristo.



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