Il messaggio della Direzione Generale
È stato significativo riflettere sull’amore alla vocazione laddove i Servi di Dio Carrara, Faccin, Didoné e Joubert, hanno versato il sangue nel 1964. Organizzare il Capitolo in una terra dove tutt’ora, a qualche centinaio di chilometri da Bukavu, ci sono conflitti armati, ci ricorda che la missione è un cammino di fede in un contesto ben preciso nel quale incarnarsi e, con speranza, scoprirvi il Risorto. Nei nostri lavori abbiamo seguito lo stesso procedimento che ci ha accompagnato nella fase pre-capitolare: “Da dove veniamo, dove siamo e verso dove andiamo”. Le riflessioni e il dibattito capitolari sono confluiti in quattro documenti che offrono le linee programmatiche dei prossimi anni e ci aiuteranno ad amare la nostra vocazione: a viverla come famiglia, a formarci per consolidarla, a realizzarla nell’apertura al mondo, in seno alla Chiesa locale. Abbiamo preso coscienza che il nostro carisma già da tempo ha varcato le frontiere dell’Istituto per diventare patrimonio comune per tutti coloro, uomini e donne, che si sentono attratti dallo spirito di San Guido e desiderano viverlo ciascuno secondo le proprie modalità specifiche. È la realtà, molteplice e ricca, che riconosciamo con l’espressione “Famiglia carismatica saveriana”. Il Capitolo si è celebrato in un momento in cui la congregazione, con la Chiesa universale, sta prendendo coscienza che la missione ad gentes non può più essere concepita secondo il semplice schema mentale “io do, tu ricevi”. Liberata da questa visione, si allarga a tutti i continenti. La Chiesa è chiamata ad uscire ovunque.







