Il lungo viaggio di Lina Valoti
Saveriana di Cornale di Pradalunga.
Un anno fa, Lina Valoti scriveva così alle comunità delle sorelle saveriane sparse nel mondo: “Ogni mattina intraprendo la mia giornata come se fosse un lungo viaggio per il mondo, mentre le ore, a volte, scorrono lente e mi lasciano tanto tempo per pensare e per soffermarmi a tante stazioni - le vostre - dove posso guardarvi mentre anche voi spendete la giornata per l’avvento del suo Regno. Presento al Signore tutti i vostri bisogni, le vostre ansie e i vostri desideri di bene. Alla sera, a viaggio compiuto, scendo dal treno e mi abbandono nel Signore, mettendo nelle sue mani quanto ho raccolto durante il giorno”.
La Madonna come guida
Lina aveva scoperto la sua malattia (un tumore) nel 2000 e l’aveva accettata con la certezza che Dio avrebbe potuto farla servire al suo Regno. Lottava per la vita, eppure non era spaventata dall’idea della morte, forte delle certezze della fede e della speranza. Il suo viaggio terreno si è concluso il 7 settembre scorso e il suo funerale è avvenuto nella festa della Natività di Maria, quasi a indicare che, ad accompagnarla da Dio, c’era lei, quella Madre che Lina amava tanto invocare, specialmente per la pace nel mondo.
Lina era nata a Cornale di Pradalunga il 14 febbraio 1932. A venticinque anni era entrata fra le saveriane e quattro anni dopo, emessi i primi voti religiosi, era partita per il Brasile. Là è rimasta quattordici anni, svolgendo vari servizi: attività pastorale, cucina e guardaroba nel seminario saveriano, attività sanitaria. Nel 1976 le era stato chiesto di tornare in Italia. Così, da allora Lina ha lavorato nella casa madre delle saveriane e dei saveriani a Parma e nella comunità di Ceggia, accompagnando anche l’anziana mamma nei suoi ultimi anni.
Apostola nella sofferenza
Lina era una persona generosa. Non si misurava nel sacrificio e viveva l’amore non con l’abbondanza di parole, ma con la concretezza dell’azione. Forte di carattere, quando assumeva degli impegni li portava fino in fondo, con responsabilità. Anche nella malattia, finché ha potuto, si è resa utile con vari servizi, in particolare di cucito.
Poi ha accolto con fede un modo paradossale di rendersi utile: avere bisogno di tanti servizi e trasformare in offerta e in amore la dura esperienza della malattia. Lina era apostola anche nei luoghi di cura, stringendo con tante persone legami di profonda umanità e comprensione. Ora, dal cielo, con la sua preghiera, non smetterà di darsi da fare per quel Regno per cui ha speso la sua salute e la sua malattia, le sue doti e l’intera sua vita.
Grazie, Lina! E lode a Dio che non smette di chiamare persone che testimonino nel mondo il suo vangelo.








