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Il linguaggio dell’amore: Cina e Vicenza, stesso zelo missionario

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La scelta missionaria di partire per la Cina non poteva essere preparata in modo migliore. Dopo tante peripezie, incomprensioni, sofferenze, il sogno diventa realtà. Il 30 novembre 1904 è accolto da mons. Conforti nell'istituto missionario da lui fondato a Parma, dove egli risiedeva da pochi giorni, dopo aver rinunciato alla sede arcivescovile di Ravenna per motivi di salute.

Padre Uccelli si è lasciato plasmare dal suo formatore e aveva concluso che essere missionari significava essere santi, imitando Cristo in tutto. Un posto speciale era riservato a Gesù Eucaristia. Significativa è la sua gioia di dormire in una stanzetta poverissima della missione, accanto al piccolo "oratorio" che ospitava Gesù Sacramentato.

Fare il maggior bene possibile

In Cina p. Pietro ha dovuto affrontare moltissime difficoltà e soffrire molto, soprattutto a causa dei rivolgimenti politici e delle ricorrenti carestie, ma mai si pente di essere missionario e di essere in Cina, che considera la sua nuova patria, dove desidera rimanere per tutta la vita e morirvi, magari come martire.

Il suo metodo missionario è lo stesso di Gesù: fare il maggior bene possibile al maggior numero possibile di persone. Il suo linguaggio di amore e ascolto, di simpatia e tenerezza, è capito dalla gente, che ricambia con affetto e riconoscenza soprattutto nei momenti del distacco, nel passaggio da una missione all'altra e nella partenza per l'Italia.

In una lettera parla della sua prima esperienza in missione, manifestando i suoi sentimenti di apostolo. "Domani mattina lascio per sempre questa mia diletta cristianità, ove ho provato consolazioni tali da non poter esprimere a parole. Se sapesse come devo fare per lasciare questi miei buoni e fervorosi cristiani, ella certo direbbe che palpitano di tenero e santo affetto per chi, stando in mezzo a loro, tutto ha procurato di fare per il bene delle loro anime... Dovendo partire, devo farlo in sordina, cioè preparare tutto questa notte e domani mattina presto, celebrare la santa Messa, inforcare un cavallino e partire, mentre tutti giacciono nel più profondo riposo. Vorrei sentirli poi a fare i commenti, ma...".

La grazia del bambino abbandonato

Le sue attività di annuncio del vangelo, di solidarietà umana e di condivisione di ogni tipo di sofferenza sono i "segni" di quel Gesù che abita nel suo apostolo e attraverso di lui continua ad annunciare il suo regno, facendo del bene a tutto l'uomo, non solo allo spirito. Si dà da fare per la promozione umana costruendo scuole e orfanotrofi, assistendo i malati anche con qualche medicina di primo intervento. Se tende la mano e chiede aiuti all'estero è solo per motivi d'amore. La solidarietà e la promozione umana è per p. Uccelli questione di fede.

Un esempio può spiegare tante cose: l'adozione di un bambino abbandonato, visto come dono di Dio e una benedizione per la missione. È un episodio che dice molto circa la dignità della persona umana e la potenza della fede nel rapporto con le persone. Ecco la testimonianza di p. Pietro in una lettera a mons. Conforti.

"Ieri ho raccolto un bambino che avrà un anno circa ed è molto disgraziato, senza mani e senza un piede e ha la vista difettosa. Per giunta anche il piede che ha buono, conta solo quattro dita. Io tengo caro questo bambino che il Signore ieri, proprio nel tempo della benedizione con il SS. Sacramento, mi ha mandato. Spero che il Signore me l'avrà mandato come una benedizione della mia residenza e di cui ne vado santamente superbo".

La missione si estende: dalla Cina a Vicenza

Mons. Conforti ha bisogno in Italia di missionari sperimentati per formare i nuovi saveriani. E pensa a p. Uccelli, che ritiene un santo. Per p. Pietro è un grande sacrificio lasciare la Cina, ma accetta per fede e obbedienza. Mons. Conforti lo destina a Vicenza, dove egli ha da poco aperto una "casa apostolica".

Il vescovo di Vicenza, mons. Pietro Nonis, ha capito bene il significato della presenza missionaria di p. Uccelli nella sua diocesi: "Vicenza fu per il padre la continuazione e l'approfondimento dell'esperienza missionaria vissuta in Cina". Padre Uccelli continua a essere missionario a Vicenza soprattutto con il suo stile di vita, che parla forte al cuore dei vicentini e che esprime con chiarezza il significato dell'essere missionario.

Missionario dei poveri e formatore

Il suo cuore grande e sensibile, in Cina come a Vicenza, batte sempre per Cristo, in una continua ricerca di anime da conquistare a lui. Egli viene ricercato per i peccatori più incalliti e il Signore opera visibilmente attraverso il suo servo. Accanto agli allievi missionari, che ama teneramente, c'è una schiera di poveri ed emarginati, sofferenti e malati, che si sentono a casa nell'istituto missionario, in Viale Trento.

È questo un modo per continuare la missione "cinese" in Italia. Il suo esempio di vita esprime bene ciò che un missionario deve essere in patria o in paesi lontani: egli è, anzitutto e solamente, l'uomo di Dio. La gente sa dove rivolgersi: va da p. Uccelli, il missionario con il cuore aperto alla città e al mondo, sempre disponibile ad accogliere, ascoltare, incoraggiare. In una parola, il servo di Dio si sente missionario anche a Vicenza, e vuole coinvolgere tutti per estendere il regno di Dio tra i non credenti e i peccatori.

La sua preghiera continua e la disponibilità ad accogliere tutti i bisognosi, sono una realtà vivente davanti agli occhi degli allievi, che sempre porteranno con sé questi esempi, diventando per loro stimolo alla crescita umana, cristiana e missionaria.

In fondo, si forma di più comunicando esempi di vita, che imbottigliando i giovani di idee e raccomandazioni. Come formatore, p. Uccelli ha, infatti, un successo incredibile, con altissime percentuali di "perseveranza" vocazionale.



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