La Parrocchia: Don Pietro, predicatore missionario
Diventato arciprete di Piolo, nell'Appennino Reggiano, don Pietro diventa missionario - predicatore per tutte le parrocchie, specialmente quelle della zona montuosa. Per la sua predicazione non vuole assolutamente alcun compenso. Egli desidera portare il vangelo gratuitamente. Si dà a questo servizio con tutte le forze, ma anche con un grande cuore, con tanta umanità e tenerezza.
Don Pietro è un sacerdote che si lascia mangiare dalla gente, è benvoluto, ricercato, accolto. Sempre nell'ottica dell'esempio di Gesù, non si spaventa per incomprensioni e ostilità. Gesù conosce tutto, l'importante è non offendere lui.
I suoi prediletti: i malati e i poveri
Il vescovo, vista la bella prova come parroco - predicatore della Montagna, gli chiede di passare da Piolo a Poviglio, una parrocchia grossa e molto impegnativa nella Bassa Reggiana, con un parroco anziano. Anche a Poviglio le sue priorità pastorali sono chiare, in continuità con quelle seguite a Piolo: si dedica a tutti, soprattutto ai malati e ai poveri.
"Al mattino c'è tutti i giorni da confessare, alla sera qualche volta; tutta la giornata è impegnata nell'esercizio del ministero sacerdotale. In giorno di festa non ho un minuto libero... Non ho mai avuto un momento di requie. Ora a destra, ora a sinistra; ora da sani che avevano bisogno; ora in confessionale, ora dalle suore all'ospedale... Mi rimane di libertà la notte, quando non debbo correre al letto di qualche povero infermo".
In riferimento ai malati, così egli scrive: "Incominciarono a venirmi a chiamare per ammalati molto distanti, in modo che ero quasi sempre in giro non solo di giorno ma anche di notte. A questo si aggiunga l'ospedale, le suore, gli ammalati che di giorno in giorno si debbono visitare... Nell'ultima settimana facevo dottrina cinque ore al giorno.
Poi ci sono i poveri, gli amici prediletti di don Pietro. Nei mesi dell'anno dedicati alla benedizione delle case, egli passa per le contrade accompagnato dal sagrestano che guida il carretto. La gente del paese forse non è molto di chiesa, ma ha buon cuore. E quasi nessuno tra i contadini lascia partire il prete dalla propria casa senza deporre tacitamente qualcosa sul carro.
Ma quando a sera i due rientrano, in compagnia dell'asino, il carretto è sempre vuoto. Ci pensa don Pietro ad alleggerirlo nelle soste presso le case dei più poveri. Prima di congedarsi dice al sagrestano: "Mi raccomando, non dire niente a nessuno dove quella roba è finita!".
Le raccomandazioni di papà Battista
Ogni tanto papà Battista compare a Poviglio in visita al figlio; lo trova sempre più pallido e smagrito. Non ci va mai da solo: gli fanno compagnia alcuni salami, una forma di grana, un cestello di uova. Il papà calzolaio conosce benissimo il peccato originale del figlio e lo catechizza dicendo: "Mi raccomando, questa roba è per te. Non vorrei che facesse una brutta fine. Sii ragionevole, abbi cura della tua salute".
Don Pietro assente con il capo, sorridendo, ma solo lui e il Signore sanno la fine che quella grazia di Dio avrebbe fatto. La gente è solita dire: "Un prete come lui non l'abbiamo mai visto!".
L'evangelizzazione dell'elemosina
Dalle sue parole possiamo cogliere il vero motivo delle sue tante opere di misericordia, che sono come il costante ricamo di tutta la vita di don Pietro e che costituiscono il miglior terreno per prepararsi a testimoniare l'amore di Gesù in terre lontane.
"Chi dà in elemosina, sempre per amor di Dio, non dona ma traffica, non perde ma acquista, non getta via ma semina. L'elemosina è la chiave del paradiso; è la veste nuziale che ci introduce al convito della beatitudine eterna; è il manto che copre la moltitudine delle nostre colpe; è l'acqua che estingue gli ardori dell'inferno; è la scala che poggia sino al cielo. Avete dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati eccetera eccetera".
Nelle tre parrocchie di Reggio, dove don Pietro ha passato alcuni anni della sua vita pastorale, egli lascia l'impressione di essere una persona "svenduta" a Dio e totalmente dedita al prossimo. Anche i "lontani" cominciano a guardare con simpatia al pretino tutto pepe, che si agita per il loro bene e li segue con assidua cura e grande affetto. Le consolazioni non mancano, perché non pochi povigliesi tornano alla pratica della vita cristiana.








