Il diritto di essere cristiani
L'autobus su cui viaggiava Rose Luise McCauly, la sarta nera che aveva iniziato la marcia contro la segregazione razziale negli Usa, non può ancora andare al museo. Deve fare un'altra corsa per ottenere il diritto di essere cristiani. La marcia per il rispetto dei diritti dell'uomo - incluso il diritto alla libertà religiosa - non è ancora arrivata al capolinea.
C'è ancora un lungo cammino da fare per arrivare alla convivenza tra popoli di fedi e tradizioni diverse. La condanna a morte dell'afghano Abdul Rahman, solo perché si era convertito al cristianesimo, ci ha fatto ricordare qual'è la situazione reale in vari paesi a maggioranza musulmana.
La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, proclamata dall'Onu il 10 dicembre 1948, include il diritto alla libertà religiosa. Ma le nazioni islamiche non hanno ancora firmato. Si giustificano affermando: "non accetteremo la Dichiarazione dei diritti dell'uomo finché non sarà preceduta da quella dei diritti di Dio". Si tratta di un'affermazione bella, purché non si rivendichino solo i diritti del “Dio dell'islam”. Perché anche la Santa Trinità ha i suoi sacrosanti diritti...
Le differenze sono grandi
La divergenza si basa su una diversa visione di libertà. Nella cultura occidentale, infatti, i diritti fondamentali appartengono a ogni persona in quanto tale. Nella concezione islamica, invece, il diritto alla piena libertà è concesso solo all'interno della società musulmana.
Scriveva mons. Rossano, un grande apostolo del dialogo con le religioni: “Tra l'offerta di dialogare proposta dalla chiesa e la risposta storica dell'Islam c'è grande divario e asimmetria, perché in vari paesi musulmani si operano discriminazioni contro i cristiani e violazioni delle libertà umane, specialmente di coscienza e di religione”.
I punti più contestati della Dichiarazione dell'Onu, da parte dell'islam, sono l'articolo 18, che riconosce la libertà di religione, compreso il diritto di convertirsi ad un'altra, i diritti accordati alla donna e alle minoranze. Per l'islam, infatti, la conversione è sempre considerata “apostasia”, un peccato inammissibile; la donna non ha gli stessi diritti dell'uomo; le minoranze religiose soffrono spesso per restrizioni di libertà.
Un piccolo passo avanti
Il 19 settembre 1981 presso la sede Unesco a Parigi, i rappresentanti dei paesi musulmani hanno fatto la loro Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nell'islam ( Dudui ). C on i suoi 23 articoli, essa enumera i principali diritti umani, cercando di armonizzarli con i pilastri della fede islamica e del diritto coranico. È un passo avanti verso la modernità. Ma siamo ancora lontani dalle attese e aspirazioni democratiche dei singoli e dei popoli.
Tra i problemi che l'Onu deve affrontare, c'è anche quello di trovare un'intesa sull'interpretazione dei diritti umani tra le diverse tradizioni religiose e culturali dei popoli della terra, affinché diventi una vera “organizzazione delle nazioni unite”.








