Il dialogo con i musulmani
Mi trovo in Sierra Leone da 45 anni. In parrocchia, al sabato mattina, tengo un corso formativo di catechesi sul tema: “Cristianesimo e Islam”. Sono presenti solo una cinquantina di persone. Qui, i musulmani, pur essendo la grande maggioranza, sono moderati. Infatti, mesi fa mi hanno chiamato a parlare loro, riuniti nello stadio di Kabala. Ho risposto che non sono musulmano, ma hanno insistito e sono andato.
Ho cominciato dicendo: “Un cristiano che uccide un musulmano in nome di Dio non è un cristiano, ma un criminale!”. Un grande applauso. Poi ho aggiunto: “Ma anche un musulmano che uccide un cristiano nel nome di Allah, non è un credente di Allah, ma un criminale!”. Un altro applauso e volti sorridenti.
Dice papa Francesco: “Uccidere nel nome di Dio è un’orribile bestemmia! Dio è un Padre Misericordioso, sempre pronto a perdonare, mai stanco di perdonare”. In Sierra Leone, cristiani e musulmani vivono insieme rispettandosi l’un l’altro. Uniti nella diversità, senza rinunciare alla propria identità.
Come cerchiamo di vivere, nella pratica, tutto questo? Ecco alcuni atteggiamenti che incoraggiamo: giovani cristiani e musulmani vanno nella stessa scuola, giocano a pallone nella stessa squadra; maestri cristiani e musulmani insegnano nello stesso istituto. Infermieri cristiani e musulmani lavorano nello stesso ospedale, che sia cristiano o musulmano; nei villaggi, se c’è da costruire una nuova moschea, i cristiani aiutano con una colletta, lo stesso fanno i musulmani quando si deve costruire una nuova cappella. Con la dispensa del vescovo (ispirandoci ad “Amoris Laetitia”), celebriamo matrimoni misti tra cristiani e musulmani. La Bibbia e il Corano stimolano i nostri giovani ad essere costruttori di una Sierra Leone migliore.







