Che ci fa un vecchio in una missione giovane?
Quando il coronavirus ha cominciato a circolare, credevo che i miei 80 anni suonati fossero la conclusione della mia vita. Ma, passa il tempo ed io sono ancora a Freetown. Guardando indietro mi accorgo che il bene fatto resta e crea un clima vivibile anche in situazioni difficili. Non rimpiango nulla del bene e degli aiuti offerti a tanti, tramite consigli spirituali o a chi, essendo povero, voleva completare gli studi superiori.
Stiamo ancora completando la chiesa dedicata a S. Francesco Saverio. Il primo passo è stato: “la chiesa è fatta da noi pietre viventi, unite e cementate tra loro”. La gente, finora, è stata meravigliosa. Dal mischiare cemento al portare acqua (tutto fatto dai giovani) fino a mettere sul fuoco il calderone del riso, il cui profumo mette allegria nonostante il pesante lavoro. Questo mi ha permesso di spiegare che il cemento è Cristo. Egli desidera nutrire tutti, offrendo la pienezza della sua vita, nell’Eucarestia. Non mi preoccupo di quanto durerà la costruzione, l’importante è la comunità fatta di pietre vive. La gente sa trovare le risorse. Per ora si prega nella scuola e quando il virus si sarà dileguato faremo crescere l’edificio delle pietre vive. Non sono preoccupato, la pace mi accompagna da mattina a sera, anche di notte, perché tutto è fatto dalla Provvidenza.







