Il desiderio di una ''vita nuova''
Penso che nel mio cammino vocazionale, anche la mia famiglia abbia fatto con me un proprio percorso di crescita. Soprattutto mamma Pelagie Bora, dall'iniziale paura per un figlio che stava per abbracciare una strada tutta da scoprire, è giunta pian piano a riconoscere i valori tipici della famiglia saveriana.
Le sue paure si sono sciolte progressivamente. Il 9 settembre 2001, giorno del mio ingresso alla scuola dei saveriani, c'era lei a capo di un piccolo gruppo di parenti che mi accompagnavano fino a Panzi, vicino alla città di Bukavu, in Congo. Le è bastata la calorosa accoglienza di quella comunità per tornare a casa soddisfatta di avermi lasciato in buone mani.
Una confidenza particolare
Negli anni trascorsi a Vamaro per lo studio della filosofia, si sono instaurati rapporti di vera fraternità tra la comunità saveriana e la mia famiglia. Ogni volta che qualche missionario, anche senza preavviso, andava a far visita alla mia famiglia, la mamma ne rimaneva emozionata. Anche dopo alcune settimane me ne parlava al telefono.
Due anni fa sono stato in vacanza in Congo, dopo i miei primi tre anni in Italia. Avevamo tante cose da dirci. Fra tante confidenze, la mamma mi ha espresso il profondo desiderio che da anni nutriva nel suo cuore: sentiva che era giunto per lei il momento di sistemare la sua situazione riguardo ai sacramenti. Essendo la seconda moglie del papà, sentiva il desiderio di fare più chiarezza nella sua vita cristiana con l'aiuto che i sacramenti possono dare.
Gli eventi della vita non ci appartengono. Mamma Pelagie Bora desiderava che la mia ordinazione sacerdotale coincidesse per lei con l'inizio di una "nuova vita". Prima del mio rientro in Italia avevo avuto modo di parlare di questo suo desiderio con qualche saveriano che vive nella zona e con il parroco francescano.
La scoperta della malattia
Dopo un anno circa, si è fatta presente la malattia. Nonostante tutti i tentativi di curarla da parte dei medici, la malattia ha costretto mia mamma a letto, circondata dalla famiglia e sostenuta dalle continue e ininterrotte visite dei saveriani. Nel momento in cui le varie cure si sono rivelate inefficaci, i confratelli del Congo hanno voluto che io tornassi a casa, e sono rimasto un mese intero ad assistere la mamma. Sembrava potesse riprendersi.
In quei giorni abbiamo parlato di tante cose, anche di qualche progetto per un futuro non lontano. Tra i miracoli avvenuti durante il breve soggiorno in famiglia, ricordo con gioia la sera in cui è venuto il parroco a celebrare la Messa. Dopo tanti anni, mamma ha avuto la gioia di ricevere la Comunione. Noi tutti eravamo emozionati al vedere il suo viso raggiante: il Signore si era servito di un momento d'estrema fragilità per sciogliere tutti gli ostacoli.
Mamma di due famiglie
Così per mamma è iniziata una nuova stagione. Oltre all'evidente miglioramento esteriore, godeva della gioia interiore di ricevere regolarmente la Comunione. Nelle visite dei saveriani si sentiva madre di tanti figli uniti tra loro da legami ben più forti di quelli del sangue. Questa gioia l'ha accompagnata fino alla fine, nonostante l'intenso dolore fisico.
Il 7 gennaio mamma Pelagie si è addormentata nel Signore, dopo aver visto realizzarsi il sogno della sua vita. Quante volte si era raccomandata alla materna protezione di Maria "ora e nell'ora della nostra morte"! Dei suoi sette figli, io ero l'unico assente al funerale, per un motivo che non era solo mio, ma anche suo: portare a compimento quel sogno iniziato dieci anni prima, ovvero fare della mia vita un'offerta gradita a Dio per l'annuncio del vangelo.
Quel giorno ho telefonato a mia sorella: mi ha detto che tanti saveriani erano stati al funerale e questo è stato per loro un grande sostegno. Ora, mamma veglia dall'alto su due famiglie: quella naturale di Nyantende e quella dei missionari saveriani sparsa nel mondo ad annunciare il vangelo.








