Il desiderio di mettersi in gioco
Ogni volta che torno in Italia, mi fa veramente piacere passare a Macomer e nei paesi dei dintorni, luogo di tanti ricordi, avendo vissuto per 4 anni come apostolino e avendoci fatto tanti campi nel corso degli anni.
Quando i Saveriani, con grande dolore, hanno dovuto lasciare Macomer, pensavo che tutto il lavoro fatto negli anni e i sacrifici di tanti confratelli, amici e benefattori sarebbe svanito nel nulla. A mia grande sorpresa, e soprattutto con mia immensa gioia, ogni volta che ripasso in quei posti, constato che lo spirito saveriano è sempre presente tra la gente, non solo a Macomer, ma anche in tutti i paesi dove delegate e amici continuano a portare avanti il lavoro missionario.
Il legame che si è creato con tanti Saveriani, alcuni già passati alla casa del Padre e altri ancora vivi, molti dei quali in terra di missione, è sempre solido ed è motivo per molte persone, in particolare adulti e anziani, di impegno missionario nelle proprie realtà parrocchiali. Ma cos’è rimasto e continua a far parte della gente anche dopo la partenza da Macomer? Uno spirito di apertura all’altro, al più lontano e bisognoso. Un senso di responsabilità nei confronti di chi incontriamo. I giovanissimi, che ora non sono più giovanissimi, manifestano questo atteggiamento in tanti modi e lo sentono proprio come parte di loro stessi.
Tematiche quali mondialità, accoglienza, apertura al diverso fanno parte del vocabolario di questi giovani che, per alcuni anni, hanno avuto modo di camminare in maniera costante con i Saveriani. Il sogno del Conforti di fare del mondo una sola famiglia è diventato impegno concreto per molti, attraverso piccole scelte quotidiane e impegni concreti anche all’interno della propria famiglia. Un sogno che diventa realtà nel momento in cui si fa lo sforzo di vivere la fraternità, anche con chi non fa parte della nostra famiglia ristretta.
Uno stile di vita semplice che va all’essenziale. Una delle caratteristiche di tanti anni di animazione missionaria saveriana è la sobrietà e la semplicità di vita. Elementi che tanti missionari hanno fatto loro grazie al tempo passato in Africa, Asia o America Latina. I missionari, tornando, spesso sono cambiati, più arricchiti dalla semplicità della gente in mezzo alla quale hanno vissuto. Chi è stato a stretto contatto con i Saveriani non può non aver colto questo aspetto e non può esserne rimasto indifferente.
Parlando soprattutto con i giovani e alcuni Laici saveriani è sempre presente il desiderio di missione come partenza. Certo, non mancano le difficoltà, anche nel cammino del Laicato saveriano, come in quello dei giovani e meno giovani. Però è bello constatare che c'è una disponibilità di fondo a mettersi in gioco, anche con la possibilità di partire.
Durante gli anni a Macomer c’era uno slogan che i giovani stessi avevano fatto loro: “Missionario è bello, Saveriano è meglio”. È una frase che nasce da un’esperienza profonda, bella, gioiosa fatto con la famiglia saveriana. Con il tempo, ci si rende conto che anche i Saveriani non sono perfetti, sono cristiani come tanti altri, sono missionari come molte altre congregazioni. Ma una cosa è certa, per molti i Saveriani continuano ad essere un punto di riferimento e uno stimolo ad essere missionari impegnati.
Da una parte, sento il desiderio di dire grazie a chi ci vuole ancora bene, a chi ci sostiene con la preghiera, a chi ci accompagna con l’affetto e, dall’altra parte, non posso non confermare che noi Saveriani siamo sempre con voi, giovani, giovanissimi, adulti, anziani, delegate di Macomer e dintorni. Viva la missione, sempre!







