Il Corpo: Con i lebbrosi provati nella carne
Devo fare 200 chilometri - 40 per terra e 160 per mare - per celebrare il Natale tra i lebbrosi, nella bella chiesetta che abbiamo rifatto per loro. Partecipano anche gli alunni delle scuole e i loro maestri.
Il vecchio Joseph, cieco, con i moncherini afferra la corda della campana e urla: "Hakinelah! - Svelti, il padre è arrivato!". Sono tutti cinesi, analfabeti e parlano solo il loro dialetto. Ma oggi sono felici e si confessano. La vecchia Rita, ricca ma separata dalla sua famiglia perché lebbrosa, si confessa con la testa quasi appoggiata alla mia.
La Messa è cantata: voci non belle ma squillanti, specialmente quelle delle donne. Il vecchio Petrus, seduto sulla sedia a rotelle che gli ho procurato, con gli occhiali arrampicati sul naso che non c'è più, legge le letture in dialetto cinese ho kian. Faccio la predica, che è tradotta da un maestro. Infine, uno spuntino comprato con i loro risparmi, e offerto a tutti coloro che sono venuti dai villaggi. Sono felici di vedere che tutti mangiano con gioia, senza alcun segno di rigetto per il cibo offerto dai lebbrosi.
Durante la Messa, i miei occhi osservano questi fedeli provati nella carne: Guido, Stefanus, Giovanni, Maria, Magdalena, la giovane pazza...: tutti menomati, chi senza dita alle mani o ai piedi e chi senza naso. Ma tutti cantano e pregano. Penso: "il Verbo si fece Carne..."; questa carne che non c'è più. Dopo tanti studi biblici e teologici, il Signore mi ha preso per mano e mi ha portato qui per farmi capire "il senso" di quelle parole evangeliche nella realtà umana di questi uomini e di queste donne.
Come missionario ho lavorato nella capitale indonesiana Jakarta per oltre vent'anni; ho celebrato tanti Natali stupendi: cori meravigliosi e liturgie ben curate, come sanno fare gli indonesiani; chiese strapiene con migliaia di fedeli, ammassati anche fuori dalla chiesa. Natali veri, che riempiono gli occhi e i sentimenti.
Ma i Natali celebrati ai margini della foresta o sulle rive del fiume Rokan, sono pieni nello spirito, anche se nella piena povertà. Proprio come il primo Natale di Gesù a Betlemme.








