Il Centro di accoglienza Etra di San Vito
I giovani migranti dell'Africa e dell'Asia arrivano dopo viaggi estenuanti e pericolosi sulle nostre coste con l’aspettativa di una vita migliore. Kemo, appena maggiorenne, è ospite del nostro Centro di accoglienza. Gli fa male ricordare la sua vita in Africa e il soggiorno traumatico in Libia. L’immagine dell’amico e compagno di viaggio, sparito tra le onde del “mare-nostro” dopo essere stato assassinato, è ancora vivo. Qui in Italia, il destino gli ha offerto una nuova vita.
I nostri giovani migranti vivono diverse difficoltà: la lingua, la precarietà del lavoro, il rischio di sfruttamento. Lontani dalle loro famiglie, in un mondo tanto nuovo e desiderato, cercano di mantenere un precario equilibrio tra due differenti tradizioni e culture. Sono costretti a subire il sospetto, la differenza, il disprezzo e il pregiudizio. Abdul, un altro giovane migrante, spesso viaggia in autobus e vede chi si alza dal posto per far sedere un anziano, ma lui, se chiede informazioni, viene ignorato, a volte, persino insultato...
Lunedì 5 marzo, p. Tony aspettava l'autobus e conversava con un migrante africano. Improvvisamente, una vettura è passata lentamente dall'altra parte della strada. L’autista ha aperto il finestrino della vettura, ha fatto il gesto dell'ombrello con il braccio, sputando verso di loro e poi è ripartito... Il ragazzo non si è accorto di nulla, ma il Signore - che è stato "migrante" in Egitto - non so cosa abbia pensato di quel fratello bianco cristiano! Esperienza comune ai più, invece, è l'arrivo nei centri di accoglienza dove, al primo sorriso che i loro occhi incrociano e al primo abbraccio che sentono forte, comprendono che qui qualcuno si può prendere cura della loro vita.
In occasione del Sinodo, sentiamo forte l'esigenza di solidarietà e integrazione, auspicando che la comunità si sensibilizzi su questo argomento. Ringraziamo Annamaria Galeandro (sociologa del Centro) e Ilaria Pizzolla (coordinatrice della struttura).







