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Da quando scrivo questo contributo “a ruota libera” per la pagina del mensile "Missionari Saveriani" di Parma, ho aperto un file sul mio PC che ho intitolato "Spunti e spuntini". Prendo nota di pensieri che mi balzano in mente nei momenti più impensati della giornata. Dopo un opportuno tempo di "macerazione", li riprendo per una riflessione più compiuta. Ci ricamo sopra e trasferisco sulla pagina.

Quello che ora sto scrivendo per il mese di febbraio, ad esempio, si è materializzato nella mia mente una mattina normalissima. Tendo a pensare che questi spunti somiglino a chicchi di granoturco: quando decido di metterli in pentola saltano su (pop up) e scoppiettano allegramente. La cosa non è, a dire il vero, bizzarra: questa volta, sullo sfondo c'è il tempo di Quaresima che la chiesa ci invita a vivere nei giorni a venire. Ho pensato che si possa affrontare questo tempo quaresimale evitando le solite "polpettine" (il popcorn è più allegro), piuttosto cercando in esso modi positivi di viverlo.

Che dire, ad esempio, di pensarlo come un tempo in cui applicarsi alle faccende quotidiane con lo spirito espresso da una semplice formuletta, cioè "la gioia di fare il bene" (ci sta tutto, anche il digiuno), che prendo a prestito dal titolo di un’agile e fortunata biografia che il nostro p. Ermanno Zulian scrisse per P. Uccelli, saveriano Servo di Dio. Certo, fare il bene è un imperativo valido per tutti i tempi dell'anno; il "di più" suggerito dalla formula di cui sopra - in un tempo di forte impegno spirituale - consiste nel farlo "con gioia". Una gioia che sia capace di penetrare nelle pieghe delle nostre occupazioni quotidiane (essa ci eviterebbe, per giunta, le acidità di stomaco, perché il male "rode") e si porta appresso, in dote, un frutto che ben completa il ciclo della gioia.

Il bene è, per natura sua, una virtù che non si può imbavagliare. San Tommaso diceva: "Bonum est diffusivum sui", cioè si diffonde da sé (come un profumo), provoca un effetto domino. Per questo, oltre che farlo con gioia, è necessario anche gioire del bene fatto da altri. Tra le figure, umanamente più meschine, presenti nei racconti di vita del Vangelo, ci sono quelle dei dieci lebbrosi guariti da Gesù. Ben nove di loro se la sono svignata, senza sentire il bisogno di tornare indietro, non tanto per dire grazie per il dono della guarigione, quanto per - secondo le parole stesse di Gesù - "non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio (gioire), all'infuori di questo straniero?" (Lc. 17, 11-19).

Solo così il ciclo del bene è completo e chiude il cerchio, in aumento, ovvero gioia+gioia. Lo dice spesso anche papa Francesco: la fede non è mai un'esperienza di diminuzione, perché "desborda", ovvero cresce e trabocca. Buona Quaresima!



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