I talenti
Ormai ero arrivato alla scalinata che portava alla chiesa. Ancora un po’ di fatica. Salendo un gradino dopo l’altro, pensavo a chi l’aveva costruita. In basso le prime pietre erano ormai diventate verdi, perché il muschio si era incuneato nelle fenditure. Quanta fatica avevano fatto per realizzarla! Pensavo ai loro discorsi, ai loro progetti per il futuro. Ognuno diceva quello che faceva e con orgoglio ringraziava Dio per i talenti, i doni ricevuti che li aiutavano a dare da vivere alla famiglia. Ma non guardavano solo in basso. Avevano gli occhi che andavano verso l’alto, verso la chiesa a cui sarebbe arrivata la loro scalinata. Con la fiducia in Dio e la forza del loro cuore, sistemavano le pietre, perché sapevano che chi fosse passato, avrebbe avuto un pensiero, un piccolo grazie anche per loro. E così anch’io li ringraziavo ed ero felice di salire, sentendo il loro cuore che risuonava passo dopo passo. Ero alla fine e la grande chiesa, con il suo campanile di pietre (una delle meraviglie della Valsesia per la sua altezza), mi appaiono in tutta la loro bellezza. “Finalmente sei arrivato. Ti aspettavamo”. Erano i bambini che avevo incontrato prima e che sapevano che sarei arrivato lassù. Mi corrono incontro felici. Una nuova amicizia era nata. Sugli scalini della chiesa abbiamo scattato una foto-ricordo. Uno mi chiede se avevo fame, ma avevo terminato i panini. Così, alla fine della mia passeggiata, mi sono gustato il panino dell’amicizia e qualche sorso di acqua fresca.







