I superiori da papa Francesco
Dal 27 al 29 novembre 2013 si è tenuta a Roma l’82.ma assemblea dei superiori generali delle congregazioni e ordini maschili. Le prime due giornate sono state intense: abbiamo condiviso ispirazioni e provocazioni, a noi richieste e proposte da papa Francesco.
Abbiamo percepito la necessità di non aver timore di affrontare nuove situazioni sia di lavoro che di metodo. In una parola, ci siamo detti che occorre guidare le nostre famiglie religiose e missionarie verso una grande libertà e apertura d’animo, perché da questi atteggiamenti nascono coraggio e creatività.
Tali atteggiamenti sono frutto della gioia che viene dal vangelo, che ci rende veri capi-cordata. Nelle nostre mani avevamo l’esortazione Evangelii gaudium - “La gioia del vangelo”: niente di meglio per riflettere e programmare.
L’incontro con fratello Francesco
Il 29 novembre la conclusione è stata inaspettata e fantastica: subito dopo colazione siamo andati dal papa. Il superiore dei gesuiti p. Nicolas ci ha annunciato: “Credo che gli sia più gradito se lo chiamiamo fratello Francesco!”.
Alle ore 9.30 arriva puntuale fratello Francesco. Prende posto: la preghiera, un breve saluto e si inizia. “Quanto tempo abbiamo con lei?”, gli viene chiesto. “Fino alle 12.30, perché alle 13 devo andare dal dentista!”, risponde papa Francesco.
Tre ore piene di incontro. A fratello Francesco sono state presentate alcune questioni riguardanti la vita delle nostre famiglie religiose: la formazione, il ruolo della vita consacrata nella chiesa, l’inculturazione e l’internazionalizzazione, alcuni aspetti giuridici…
Francesco ha risposto partendo dalla sua esperienza di religioso e di pastore, con note personali di grande profondità. Ci ha invitato a uscire dal nido, ad avere chiaro il carisma e il modo per realizzarlo, a formare bene coloro che entrano nelle nostre famiglie, usando anche parole forti:
“Non è un problema essere peccatori, ma è imperdonabile essere corrotti!”.
Proseguendo con le domande, gli è stata posta la seguente: “Papa Francesco, se lei fosse uno di noi, come si porrebbe di fronte alle richieste di papa Francesco di andare verso le periferie umane, geografiche ed esistenziali?”. Ci ha guardato un attimo, pensoso; poi candidamente ha risposto: “Prenderei paura!”. Noi tutti non siamo riusciti a trattenere una fragorosa risata, e lui con noi!
Il tempo è volato via!
A metà mattinata papa Francesco ci ha salutati uno a uno.
Mi sono fatto ambasciatore della nostra famiglia e gli ho detto:
“La ringrazio a nome dei missionari saveriani per l’energia che infonde nella nostra attività missionaria”.
Ho letto nel suo sorriso una genuina soddisfazione.
Ci siamo trovati di fronte a fratello Francesco, genuino, così come è sempre, spontaneo nella sua fede e deciso nello scopo da raggiungere: aiutare la chiesa a testimoniare “la gioia del vangelo”.
Il tempo è volato. Sono sicuro che l’incontro sarebbe durato più a lungo… se non fosse stato per quell’appuntamento con il dentista.








