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“Mi capitava talvolta di sentirmi meglio per intere settimane e allora potevo uscire per le strade; ma, alla fine, il mondo esterno cominciò a suscitare in me una tale rabbia che per giorni interi me ne restavo chiuso in casa, benché potessi uscire. Non potevo soffrire tutta quella gente che correva di qua e di là, che si dava da fare, perennemente preoccupata, accigliata e inquieta, che mi girava intorno sui marciapiedi. A che scopo l'eterna tristezza di quelle persone, il loro eterno affanno e il loro affaccendarsi, la loro eterna cupa cattiveria...” (F. Dostoevskij - L' idiota).

Abbiamo vissuto la pandemia con paure ed incertezze. Eppure, questo periodo mi è servito per capire che si può rinunciare a tutto senza drammi (le uscite con gli amici, la pizza del sabato sera, il nulla che ci sembrava tutto), ma non si può rinunciare a quei sorrisi, per lungo tempo chiusi dietro le maschere.



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