I Saveriani in Amazzonia: Con i più poveri figli di Dio
Fin dall'arrivo in Brasile, l'apertura di una zona ecclesiastica affidata in proprio ai saveriani sembrava indispensabile, perché la loro presenza potesse essere giustificata nella nazione cattolica del Brasile.
L'occasione si presentò nel 1960, quando la Santa Sede decise di creare la prelazia di Abaeté do Tocantins, nel bacino amazzonico. Il nunzio ne fece parola a padre Divo Barsotti, allora superiore dei saveriani in Brasile, invitandolo a recarvisi personalmente per prenderne visione.
Gli inizi della presenza saveriana
P. Barsotti partì il 21 dicembre e vi restò fino alla fine dell'anno. La relazione da lui stesa, al rientro a San Paolo, piacque alla nunziatura e alla direzione generale della congregazione. Così, il 1º marzo del 1961, il primo gruppo di saveriani lasciò San Paolo diretto a Belém, nel Parà. Erano i pp. Augusto Cardin, Tarcisio Facchinello, Mario Lanciotti e Leone Occhio.
A Belém essi furono accolti dall'arcivescovo mons. Alberto Ramos che, tre giorni dopo, li accompagnò fino alla cittadina di Abaetetuba. Sul piazzale della chiesa trovarono riunita la popolazione in festa. In chiesa fu cantato un solenne Te Deum e fu nominato il nuovo parroco, p. Mario Lanciotti. Il 25 novembre dello stesso anno, fu eretta la nuova circoscrizione ecclesiastica, con un territorio di oltre 30.000 chilometri quadrati, e affidata ai saveriani. L'8 dicembre, il saveriano padre Gianni Gazza fu consacrato vescovo di Abaeté do Tocantins.
Quattro impegni di pastorale missionaria
Ai primi quattro saveriani, altri si aggiunsero lungo gli anni. Attualmente essi sono 45, di diverse nazionalità: Brasile, Messico, Spagna, Italia, Congo democratico, Gran Bretagna e Indonesia. Essi vivono secondo lo stesso carisma e la stessa finalità: aiutare la chiesa locale a far crescere il regno di Dio in Amazzonia.
Per questo, i saveriani si sono posti tre obiettivi:
· formare operatori di pastorale per guidare le comunità cristiane con i vari ministeri; · favorire e accompagnare la formazione dei futuri sacerdoti e i leaders a livello diocesano e parrocchiale; · decentralizzare le parrocchie per favorire il sorgere di piccole comunità di base, chiese, gruppi di preghiera e di evangelizzazione. · Un altro aspetto ha caratterizzato la presenza dei saveriani fra le classi sociali più povere: il loro impegno verso le persone, la loro dignità e il loro diritto a vivere come figli di Dio, in una società equa e fraterna. Per questo, si sono impegnati nei settori di giustizia e pace, dei diritti umani e della pastorale dei minori.
Gli indio e i senza terra
In questi ultimi 20 anni, i saveriani hanno praticato la solidarietà evangelica anche con le comunità indigene presenti sul territorio, specialmente tra gli indio Kayapò. Vivono nei loro villaggi; valorizzano il patrimonio della loro cultura; li incoraggiano a mantenere la propria identità, inserendosi nel mondo moderno; li assistono nella difesa dei loro diritti; testimoniano e annunciano il vangelo di Cristo.
Anche la questione drammatica delle occupazioni di terre costituisce una nuova sfida pastorale per i saveriani. Spesso affrontano viaggi di centinaia di chilometri per assistere le famiglie che arrivano, soprattutto dal nordest, in cerca di un pezzo di terra dove lavorare e sopravvivere.
I vescovi dei dintorni notarono presto la presenza dei saveriani, ne apprezzarono l'ardore missionario e li invitarono con insistenza ad andare a lavorare anche nelle loro diocesi. Così, oltre ad Abaetetuba, attualmente i saveriani lavorano anche a Belém do Pará, a Conceição dell'Araguaia e nello Xingù.








