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I fratelli saveriani, protagonisti dell'annuncio del Vangelo

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Lo tsunami del coronavirus ci ha portato via anche il “piccolo resto” dei fratelli saveriani’, ivi compresi i bersaglieri del Congo RD, ben tre in due giorni (Guglielmo Saderi, Gino Masseroni e Giuseppe Scintu). E una settimana dopo, ci lasciava anche il grande Lucio Gregato, seguito, la settimana seguente, da fratel Roberto Mancini, morto a Giacarta, in Indonesia. Cinque saveriani, cinque fratelli scomparsi più o meno improvvisamente, in poco più di una decina di giorni.
L’immagine dei bersaglieri me li fa ricordare sempre al trotto, aperti e coraggiosi, ma con i piedi ben piantati a terra, attivi e concreti, stimolanti e spesso pungolanti, perché sanno vedere e sottolineare aspetti e passi possibili per far avanzare tutta la comunità. E più che dire, fanno. S’impegnano loro stessi, con serietà e coscienza professionale, ciascuno nel suo campo. Secondo il proprio carisma, realizzano opere che lasciano il segno, lavorando gomito a gomito, con la gente. Non facevano grandi discorsi nelle assemblee, ma amavano esser presenti negli incontri di famiglia, in modo informale, discreto, ma vivo e interessato. Si sentiva se c’erano oppure no! Mi ha colpito la fedeltà della loro partecipazione alla vita liturgica e alla preghiera comunitaria. Evidentemente, era la loro prima testimonianza missionaria e, insieme, la sorgente profonda del loro impegno professionale. Un bell’esempio davvero anche per noi padri!  
Questi tristi avvenimenti ci fanno riflettere sul venir meno, nella famiglia saveriana, della figura dei “fratelli” i quali, insieme ai presbiteri, sono parte attiva della nostra opera evangelizzatrice. Bisognerebbe forse ripensare e rilanciare la loro presenza e missione. Se scomparissero i cosiddetti “fratelli coadiutori” (come li chiamava il fondatore), la famiglia saveriana sarebbe senz’altro più povera nel portare avanti, sulle strade del mondo di oggi, l’annuncio del Vangelo all’umanità di oggi, con tutte le sue sfide e difficoltà.
Preghiamo il Signore della Messe affinché susciti cuori generosi tra i nostri giovani, ancora capaci di dare tutto, con gioia e riconoscenza, dicendo: “Signore, eccomi, manda me a lavorare nella tua vigna!”.



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