Helder Camara - Un dono di Dio per il mondo
Nell'agosto scorso ci ha lasciato mons. Helder. Quando Giovanni Paolo II nel 1980 lo visitò a Recife, lo chiamò "fratello dei poveri, fratello mio". Questo amato arcivescovo, che mai accettò di essere chiamato eccellenza o "dom", come titolo simbolico di nobiltà, fu veramente un dono di Dio per l'umanità di questo secolo. Sono vissuto ed ho lavorato con lui per 12 anni.
Da lui fui ordinato sacerdote. Con lui ho capito che il progetto di Dio è l'unità delle religioni e delle culture in funzione della pace e della giustizia per la terra. Nel 1970, aiutandolo a prepararsi per partecipare al Parlamento delle Religioni per la Pace, celebrato a Kyoto, Giappone, lo sentii dire: "Le religioni debbono dialogare e camminare insieme per essere la coscienza etica dell'umanità e il grido pacifico degli impoveriti".
Desiderava riunire gruppi e persone affamati ed assetati di giustizia nel mondo intero dicendo loro che, anche se pochi e deboli, avevano un'immensa fecondità. Fu la sua fede nella responsabilità condivisa che lo portò a fondare la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB),laC onferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM) oltre ad avere ispirato la creazione di tanti organismi di promozione umana. Egli, che non aveva mai cercato il potere per sé, ha vissuto i suoi ultimi anni ed è morto come il povero che ha sempre cercato di essere: "Vorrei essere una semplice pozzanghera per riflettere il cielo" diceva. un amico








