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Grazie, ma io resto qui… in Giappone più di prima

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Avrete visto di sicuro le immagini agghiaccianti del terribile terremoto e dello tsunami con onde alte oltre dieci metri, che hanno colpito quattro province della costa del Pacifico, seminando morte e distruzione. Per fortuna la zona colpita non è tra le più popolate della nazione: le province del nord sono fredde e i giapponesi amano il sole. Se il terremoto e lo tsunami avessero colpito altrove, per esempio nella zona di Tokyo e Nagoya, sarebbe stata un'ecatombe. Considerata la grande estensione della zona colpita, è difficile avere un'immagine precisa dei disastri. Ogni giorno ci sono nuove scosse di terremoto piuttosto forti che seminano il terrore.

Tra sofferenza e pericoli

Ho ricevuto dall'Italia diverse telefonate con l'invito a lasciare il Giappone. Sono un missionario venuto in questo Paese per condividere la vita dei giapponesi e trasmettere loro la fede in Gesù. Che figura farei se nella tragedia me ne andassi via? I criteri di comportamento dei missionari non sono quelli del mondo. Anche solo per coerenza con quella che è la mia missione in questa nazione, me ne sto qui a condividere la sofferenza e i pericoli di questa terra.

Tra l'altro, io vivo a Osaka, una zona molto distante da quella del terremoto, dello tsunami e delle centrali atomiche di Fukushima; inoltre, i venti in questa stagione spirano costantemente verso il Pacifico, per cui nella zona dove abito il rischio non è alto.

La vita più forte dei disastri

Tra le tante cose che vedo, una mi colpisce in particolare: la gente cerca cibo, coperte, benzina, un posto per ripararsi, ma non solo; cerca soprattutto l'altare di famiglia, le tavolette degli antenati, le fotografie dei loro cari, qualche ricordo. Cerca motivi per continuare a vivere, cerca speranza.

Un uomo, che ha perso la moglie e la figlia di quattordici mesi, era in ginocchio ai piedi di un piccolo alberello di pesco, piantato quando era nata la bambina. Quell'alberello non è stato spazzato via dallo tsunami e ha quattro gemme: è un segno che dà speranza e forza di vivere ai giapponesi. Nonostante tutto, la vita va avanti ed è più forte dei disastri.

Diamo una mano solidale

Nell'asilo parrocchiale abbiamo aperto subito una sottoscrizione per mandare soldi e aiuti attraverso la Caritas giapponese; tanti hanno risposto generosamente. Anche nella chiesa di Kumatori abbiamo pregato per le vittime e iniziato una raccolta fondi per aiutare in qualche modo.

Vi chiedo di pregare per il popolo giapponese. La presenza dei missionari in Giappone sia segno dell'amore di Dio per tante persone.

Speriamo che la capacità organizzativa di questo popolo sappia farsi onore per alleviare le sofferenze concrete di tanta gente.



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