Gran voglia di vivere, Lettera dalla Sierra Leone
In Sierra Leone, anche i saveriani più anziani sono sempre impegnati con la gente. Padre Rabito, 86 anni, ha avuto un attacco di malaria, ma si sta riprendendo. Padre Bramati, 81 anni, è sempre in grande attività pastorale. Padre Caria, solo 73 anni, sta bene e saluta tutti.
Una grande povertà
Sembra che la gente abbia voglia di rimettere in sesto questo Paese, il più povero e dissestato del mondo. La gente parla poco della tremenda tragedia della guerra, ma si percepisce che resta per loro un grande incubo. Al nord del Paese si vede tutta la povertà in cui vive la gente. I casi più disperati si vedono a Makeni: handicappati, mutilati, ciechi e una marea di scolari che vengono dai villaggi per frequentare le scuole superiori. A decine vengono ogni giorno a casa nostra per chiedere aiuto: l’affitto della casa, le medicine, la retta scolastica...
Le scuole sono organizzate abbastanza bene, ma il governo non paga regolarmente i maestri. Il loro salario è di 25 euro al mese, mentre il salario medio di un operaio si aggira su 1,25 euro al giorno. È una vita di sopravvivenza. Nei villaggi, invece, la gente si arrangia un po’ meglio: coltiva il terreno, raccoglie la frutta, alleva gallinelle che... scorazzano dappertutto.
Una strana anomalia
Eppure, in questa situazione, c’è chi approfitta. A Freetown, la capitale, con due milioni di abitanti, ci sono ancora un contingente dell’Onu e un plotone inglese. Qui si trovano tutti i prodotti del mondo ricco: macchine giapponesi, moto di ogni tipo, negozi e magazzini dove puoi comprare di tutto. Ma solo chi ha i soldi può avvalersi di tanto lusso.
Sono tornati i libanesi, che gestivano il mercato anche prima della guerra. Sono arrivati gli indiani, invadendo le città con prodotti elettrici ed elettronici. Una società sudafricana ha investito nella telefonia mobile, in un Paese dove non c’è ancora il telefono fisso. Una vera anomalia!
Viviamo di speranza
Io sto bene. Sono impegnato per organizzare il nuovo “Istituto Fatima”, a Makeni. Ogni domenica vado nei villaggi per la Messa. È una meraviglia vedere la gioia e la fede di queste piccole comunità. Tanti anziani, uomini e donne vengono a confessarsi: io non capisco la loro lingua locale, ma loro confessano i peccati e ricevono l’assoluzione con grande devozione e con una fede che è grande quanto la misericordia divina che ricevono.
Insomma, la gente ha tanta voglia di vivere. E anche noi viviamo di speranza, con l’impegno di dare il nostro piccolo contributo al cammino di crescita del Paese, attraverso la solidarietà e l’annuncio dei valori evangelici di giustizia e di fratellanza.








