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Continuiamo il nostro cammino giubilare, toccando i temi che ne fanno la sua specificità. Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale per la Pace, papa Francesco riafferma con forza che “il debito ecologico e il debito estero sono due facce di una stessa medaglia di questa logica di sfruttamento”. 

Cos’è il debito ecologico? È quel debito che il mondo intero, particolarmente i Paesi ricchi, ha accumulato nei confronti della Terra. Ciò significa che le risorse utilizzate sono superiori a quelle che la terra è in grado di rigenerare. L’aggiornamento è dato dall’overshoot-day (il giorno in cui si va oltre) che stabilisce il limite raggiunto. Se i Paesi del Sud del mondo hanno effettivamente un debito economico-finanziario nei confronti dei Paesi ricchi, è altrettanto vero che gli stati ad alto reddito prendono, consumano, inquinano molto di più di quelli a basso reddito. 

Molte di queste risorse sono poi estratte e prelevate nelle nazioni del Sud del mondo, rese più povere ed inquinate dalle scorie rimaste dalla purificazione delle terre rare. Infatti, l’estrazione e la lavorazione delle materie prime inquinano terribilmente. Questi trattamenti non sarebbero possibili nei paesi democratici. Diverse guerre sono attualmente in atto per la conquista dei territori ben forniti di materie strategiche (Ucraina e Congo RD su tutte). E non sono poche le nazioni del Sud del mondo usate come depositi di rifiuti pericolosi.

Il riscaldamento climatico, provocato dal consumo energetico dei paesi industrializzati, con il conseguente effetto serra, colpisce maggiormente quei paesi che non sono alla testa dell’inquinamento mondiale. La deforestazione ad opera di multinazionali contribuisce al riscaldamento globale. E ciò succede proprio nei tre polmoni principali della terra: Amazzonia, Bacino del Congo, foresta del Borneo, produttori di ossigeno per tutti gli abitanti della terra. L’ossigeno prodotto dovrebbe essere calcolato nel computo del debito totale per arrivare ad una compensazione.

I numerosi interventi fatti durante il Giubileo del 2000 hanno portato ad una serie di meccanismi finanziari ed economici che andavano in favore di una diminuzione del debito. La conversione del debito avrebbe dovuto portare i Paesi indebitati ad accedere a progetti di pubblico interesse, per finanziare programmi di carattere ambientale. Attualmente, però, si assiste ad un aumento dei problemi ambientali ed ecologici e ad una diminuzione degli aiuti. Non è ancora chiara la percezione delle responsabilità di questi fenomeni. Papa Francesco lo ha ben definito nella sua enciclica Laudato si’: “Bisogna conservare chiara la coscienza che nel cambiamento climatico ci sono responsabilità diversificate e, come hanno detto i Vescovi degli Stati Uniti, è opportuno puntare specialmente sulle necessità dei poveri, deboli e vulnerabili, in un dibattito spesso dominato dagli interessi più potenti” (52).

Ciò impone una riflessione di natura etica delle relazioni internazionali. Se è vero che le nazioni povere devono del denaro a quelle ricche, è altrettanto vero che, se si considera il debito ecologico, i due pesi potrebbero bilanciarsi. L’emissione di gas serra (biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, anidride carbonica), derivante dalla combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) dovuto alle attività umane, intensifica l’effetto serra, ostacolando la dispersione del calore prodotto dal sole sulla terra. 

“C’è infatti un vero debito ecologico, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi… Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni” (Laudato si’ 51).



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