Fiducia, coraggio e gioia: Festa del Saverio a Cagliari
Anche quest’anno, come da tradizione, la comunità saveriana di Cagliari ha voluto ricordare il patrono dell’Istituto: san Francesco Saverio. Abbiamo invitato i presbiteri e i religiosi della diocesi per vivere insieme questo momento di festa.
Martedì 2 dicembre, p. Alessandro Brai ha aiutato la nostra comunità a riflettere sul Saverio, ricordando che uno dei punti importanti è la CROCE (sia per il Saverio, san Guido e il carisma saveriano). La Croce è vissuta dal Saverio in tre aspetti: umanità, comunione e missione. Per noi Saveriani questi aspetti si concretizzano con: la Croce, il cristocentrismo, il volto umano, la vita di famiglia e la missione. Abbiamo sempre davanti a noi il Cristo sorridente del Saverio e il Cristo parlante del Conforti.
Il Saverio ha vissuto l’Umanità, concretizzando la compassione di Gesù (vedi anche la sua esperienza all’ospedale degli Incurabili a Venezia e partecipando alla vita della gente nei vari Paesi di missione, dove lui ha lavorato). La Comunione, sentendosi unito ai suoi confratelli, anche se era solo (nelle sue lettere chiedeva spesso notizie di loro a sant’Ignazio). Infine la Missione, preparata nei 40 giorni prima dell’ordinazione sacerdotale a Monselice in provincia di Padova, dove pregava e predicava in mezzo alla gente. Così continuava la missione di Gesù dappertutto, perché come diceva il Conforti “La Carità di Cristo ci spinge”.
Il giorno dopo, 3 dicembre, l’incontro con presbiteri e religiosi (una trentina, compresi noi Saveriani) con la testimonianza missionaria di p. Alex Brai. Ha spiegato che san Guido ha reso attuale il Saverio, fondando la nostra congregazione. Tre i punti messi in evidenza: San Francesco Saverio uomo di fiducia (si è abbandonato alla volontà di Dio, lasciando perdere i suoi sogni, accettando di andare in missione); uomo di coraggio (non era la sua missione, ma di Dio e della Chiesa e per questo ha dato tutto sé stesso); uomo di gioia (felice di portare le persone a Gesù e a collaborare con Lui nella costruzione del Regno di Dio).
P. Alex ha vissuto queste tre caratteristiche andando in Thailandia. Una scelta di slancio missionario, senza fare troppi ragionamenti e accettando le difficoltà. Cominciando dalla lingua (5 anni per conoscerla bene, e poi le altre lingue locali), la cultura e la religione buddista (99% della popolazione). L’attività pastorale nei campi profughi e nella baraccopoli di Bangkok con le loro attività: visite alle persone, formazione dei bambini, anziani, drogati, poveri, malati, prigionieri, scuole, giovani nelle fabbriche. E poi attività nei villaggi e all’Umphang (centro per raccogliere i ragazzi), cercando di dare alcune risposte a tanti problemi con la fiducia, il coraggio e la gioia. Ne vale la pena!







