È stata un’esperienza di fede, La mia prima ''missione'' in Africa
I tempi del Signore sono diversi da quelli degli uomini. Ne ho avuto conferma l'estate scorsa, quando mi sono ritrovato in Africa. Finalmente è stato superato ciò che mi impediva di partire per un'esperienza di missione e così, grazie a padre Alex, appena mi è stata data una nuova opportunità, il mio "si" è stato immediato.
Con lo stesso... centro
Dentro la mia risposta affermativa erano racchiuse tante motivazioni ed emozioni: il fascino di visitare un nuovo continente, l'Africa, e di immergermi in una cultura così diversa; la curiosità di toccare con mano un po' di quel mondo di cui avevo tanto sentito parlare dai saveriani; la gioia di seguire il comando missionario di Gesù Cristo.
Più di tutti, è stato proprio quest'ultimo aspetto a spingermi a varcare i confini del "mio mondo", a concretizzare ciò che è alla base di questa mia scelta: fare un'esperienza di fede. Sono ancora vive dentro di me le immagini di tutti i volti che ho incontrato lungo le strade del Camerun, gli occhi che già da soli invitano all'accoglienza, i sorrisi che aprono alla gioia e danno la sensazione di essere "atteso e benvenuto".
Lo scenario di evidente povertà, che fa da sfondo alla vita del popolo camerunese, è sembrato quasi scomparire di fronte alla ricchezza interiore e alla forza d'animo della gente. Hanno la capacità di vivere con dignità e coraggio, nonostante le grandi difficoltà.
Dio mi aspettava laggiù
È stata una profonda lezione per me, un autentico messaggio di speranza e di fede. Ho capito che Dio è sempre presente nella loro vita quotidiana e che per quella gente è molto importante affidarsi a lui. Ho capito anche che non ero io a portare Dio, ma che lui era già lì ad aspettarmi.
Penso che una parte del merito di tutto ciò si debba attribuire all'opera dei missionari e delle missionarie. Non solo hanno "equipaggiato" me e i miei compagni di viaggio di validi strumenti per affrontare e far fruttare al meglio questa breve esperienza in missione, ma soprattutto per il modo in cui essi riescono a essere veri testimoni del vangelo in questa terra.
Se noi siamo stati accolti dalla gente come "amici" è stato perché eravamo "amici dei saveriani". E se la gente del Camerun è così profondamente legata a loro, è sicuramente perché hanno potuto sperimentare concretamente l'amore di Dio, anche grazie a loro.
I bianchi dal cuore nero
Ovviamente, ho vissuto anche l'esperienza di sentirmi "straniero" in terra straniera. Camminando per le vie del centro di Yaoundé o di Douala, il colore della nostra pelle attirava continuamente gli sguardi dei camerunesi. Il nostro passaggio era spesso sottolineato da voci del tipo: "les blancs, les blancs - arrivano i bianchi!". Ma poi tutto si tramutava in stupore e in sorrisi, non appena vedevano che ci adeguavamo al loro modo di vivere, andando in otto su un taxi o mangiando in mezzo a loro. Non eravamo più i "ricchi colonizzatori", ma i bianchi dal cuore nero: e subito era uno stendere di mani e uno sfoggio del loro tipico saluto.
La difficoltà di racchiudere in poche righe quanto di bello ho visto e ho ricevuto in Africa si affianca alla consapevolezza di essere ancora agli inizi di una piena comprensione di ciò che ho vissuto. Ma senza dubbio, questa esperienza mi ha arricchito molto. Ringrazio tutti coloro che ho incontrato, che mi hanno dato calore e amicizia, e che mi hanno guidato in questo viaggio: senza di loro non sarei riuscito a gustarlo appieno.








