È proprio un altro mondo
La vita di missione è invidiabile per la varietà che presenta ogni giorno, con le sue gioie, i dolori e le preoccupazioni. Le difficoltà e le asprezze sono il bagaglio che il missionario porta con sé ad ogni passo. Non si lamenta perché sa che la ricompensa è grande nei cieli. In ogni caso, le sofferenze consumano energie e salute. Lo constatiamo nei nostri missionari che, a causa di qualche infermità, devono lasciare il campo di lavoro e tornare in patria per sottoporsi a cure sanitarie.
In Italia, i saveriani si recano alla casa madre di Parma che è aperta per riceverli, aiutarli nelle loro necessità e dare loro sollievo. Anch'io son dovuto tornare tre volte dalla Sierra Leone e sono venuto qui in casa madre per rimediare ai miei problemi di salute. La casa madre è il cuore della nostra congregazione. Non siamo in un ospedale, né in ospizio, né in casa di cura.
Siamo a casa nostra , circondati da affetto e da premurose cure che i nostri confratelli ci prestano con fraterno accorgimento e amore.
Troviamo un focolare acceso che fa anche dimenticare il dolore di aver dovuto lasciare la missione per i nostri acciacchi. L'accoglienza sollecita e attenta rianima il nostro spirito e ci conforta nel tempo della prova, che sperimentiamo nel letto o sulla sedia a rotelle, in poltrona o in piedi, in attesa di un possibile miglioramento. Il personale religioso e laico che ci segue ha un motore speciale che li anima e li guida: è il motore della carità.
Ecco perché noi qui siamo “in un altro mondo”.
P.S. - Mentre ci prepariamo alla stampa, ci è pervenuta la notizia che padre Bramati ha dovuto subire un delicato intervento chirurgico in un ospedale di Roma. È sereno e fiducioso nella Provvidenza. Gli auguriamo di ristabilirsi presto.








