È Dio il mio allenatore
Nel santuario Conforti a Parma, la sera del 7 dicembre, Cesar - saveriano brasiliano - ha fatto la professione perpetua, pronunciando il suo "sì per sempre" a Dio e alla missione. Il giorno seguente, festa dell'Immacolata, Cesar è stato ordinato diacono da mons. Solmi nel duomo di Parma. Abbiamo chiesto a Cesar di raccontarci come e perché ha scelto di diventare missionario saveriano.
- Simon Koroma, sx.
San Guido Conforti salutava per l'ultima volta i suoi missionari in partenza per la Cina con queste parole: "Voi pure siete chiamati a scrivere la vostra pagina, e io vi auguro, con la grazia di Dio, sia una pagina radiosa...". Era il 27 settembre 1931, l'ultimo suo discorso ai partenti. Tanto tempo è passato da allora a oggi, ma le sue parole sono per me piene di significato.
Siete chiamati...
Mi chiamo Cesar da Silva, sono brasiliano e faccio l'ultimo anno di teologia a Parma. Sono il più piccolo di casa, ho 30 anni, e ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che è sempre stata inserita in una comunità cristiana. Fin da piccolo, con la mia famiglia sono stato in contatto con la comunità, e questo ha fatto si che germinassero i semi di questa mia vocazione. Credo proprio che tutto abbia avuto il suo inizio lì, in famiglia. Non che la mia famiglia sia stata perfetta, ma perché ho imparato con loro una cosa fondamentale: la perseveranza nelle avversità, illuminata dall'esperienza di fede.
I primi anni della mia vita non sono stati facili. Tanti avvenimenti hanno reso difficile il mio percorso. Quando avevo tre anni è morto improvvisamente mio papà; dopo qualche anno una sorella. A questi fatti si è aggiunto lo spostamento della famiglia dalla campagna alla grande città, un passaggio pieno di difficoltà. Forse Dio già mi allenava, in un certo senso, per tutti gli altri spostamenti della vita missionaria.
... a scrivere la pagina
L'avventura missionaria è cominciata per me proprio in città. Sono passato da un paesino di 500 abitanti a una città con più di 600mila. Un cambiamento non indifferente. Qui ho conosciuto i missionari saveriani, con i quali ho cominciato... a scrivere la pagina degli ultimi quindici anni della mia vita.
Era il 1996, l'anno in cui è stato beatificato mons. Conforti. È stata in quella occasione che ho conosciuto i saveriani. La figura di mons. Conforti mi ha colpito fin dal primo momento. Leggendo la sua storia e partecipando alle iniziative che i saveriani organizzavano in parrocchia, è rimasta impressa nella mente e nel cuore la figura di quest'uomo dai grandi sogni, ma molto cosciente della realtà che lo circondava.
Infatti, non si parlava di un Conforti miracoloso, ma di un uomo innamorato del vangelo, che voleva arrivasse in tutto il mondo. Questo mi ha colpito. Ma come spesso accade con gli adolescenti, quell'evento l'avevo messo in un "cassetto" e non l'ho aperto fino alla conclusione della scuola dell'obbligo, quando avevo ormai vent'anni.
La rivista lasciata in casa
In quel periodo lavoravo, ero diventato catechista in parrocchia e svolgevo una vita che definirei normale. Proprio allora mi sono ricordato di quel missionario saveriano, che nel 1996 aveva lasciato in casa mia una rivista, pubblicata per celebrare il centenario della congregazione e il cui titolo era: "Il mondo come casa".
Non posso attribuire ad altre cose la nascita della mia vocazione missionaria. L'inizio è coinciso con l'evento della beatificazione di mons. Conforti e con quella rivista che mi ha fatto conoscere, in sintesi, la grande dimensione missionaria della chiesa. La stessa chiesa in cui ero cresciuto. Niente miracoli, visioni o eventi straordinari, ma tutto molto naturale.
È il momento di ripartire...
Sono entrato dai saveriani nel 2003. Dopo aver frequentato la propedeutica e tre anni di filosofia a Curitiba, sono andato a Hortolandia per fare il noviziato, che è stato un anno molto significativo nel mio percorso formativo. Nel 2008 sono arrivato in Italia per studiare teologia. Da ormai cinque anni mi trovo qui a Parma, per concludere questa tappa di preparazione alla missione. Anzi sono già in missione, come studente.
Gli anni trascorsi in Italia mi hanno fatto sperimentare un po' cosa vuol dire missione ad extra, cioè fuori dal proprio paese d'origine. È stato un evento pasquale di morte e di risurrezione. Tutto è nuovo, tutto in qualche modo ho dovuto cambiare, dalla lingua al modo di mangiare, dal caldo brasiliano all'inverno con la neve...; piccole cose ma significative. Questa esperienza di cambiamento mi ha solo arricchito, dagli incontri con le persone alle attività... Tutto è motivo per ringraziare Dio.
Il 7 dicembre scorso ho consacrato la mia vita definitivamente a Dio nella missione con la professione perpetua; il giorno dopo sono stato ordinato diacono. Sono state celebrazioni significative anche per i luoghi: la casa madre dei saveriani e la cattedrale di Parma, così care al nostro vescovo e fondatore san Guido Conforti. Sono stati significativi soprattutto per la mia vita... Adesso è il momento di ripartire, il mondo aspetta: adesso più che mai ho bisogno della grazia dello Spirito Santo.








