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Donare la vita per l'umanità: Testimonianza martiri della speranza

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Se non perdòno, non posso pregare il Padre nostro

Don Oscar Romero fu ucciso, mentre celebrava Messa, perché aveva avuto il coraggio di denunciare il regime di morte. Egli è uno tra una moltitudine di uomini e donne che, in America Latina, ogni giorno sono minacciati, perseguitati, incarcerati, torturati, uccisi. La memoria di Oscar Romero è la memoria di tutti quelli, uomini e donne, che hanno dato e continuano ad dare la propria vita per la causa della giustizia e della pace, della fraternità e della libertà.

Dobbiamo conservare la memoria de tutti questi martiri. Perderne la memoria è come ucciderli una seconda volta.

Nell'Apocalisse, all'apertura del quinto sigillo, apparvero sotto l'altare le anime di coloro che erano stati uccisi a causa della Parola di Dio e della testimonianza da loro data. Essi si misero a gridare a gran voce dicendo: "Fino a quando, o Signore, tu che sei santo e verace, non farai giustizia vendicando il nostro sangue sugli abitanti della terra?" (Ap 6,9-10). Perciò, rivolgo un invito a tutti voi perché ognuno gridiate il nome di un martire, uomo o donna, bambino o adulto, religioso o laico, cristiano o non cristiano, che ha donato la sua vita per la giustizia e la pace. Gridate! Gridate i nomi!

Un impegno silenzioso di resistenza

Persecuzioni a causa della giustizia succedono ogni giorno, tutti i giorni. I mezzi ufficiali di comunicazione fanno il possibile per diminuire l'impatto di questo martirio. Sono persino riusciti a fare in modo che questi avvenimenti terribili diventino cose comuni, ordinarie. Così comuni che non se ne parla più. Ma anche se nessuno ne parla, il popolo continua a resistere. È la lotta silenziosa di una resistenza paziente, dolorosa, multiforme.

C'è la lotta quotidiana per sopravvivere, la lotta per il salario, per avere da mangiare e non morire di fame, per non perdere l'impiego, per educare i figli. La lotta per la salute, per migliorare le condizioni della vita, per mantenere la pace in famiglia, per trasmettere motivi di speranza ai figli, per vivere in comunità.

C'è la lotta silenziosa delle comunità di base che continuano, dappertutto, a resistere contro il ruolo compressore dell'ideologia dominante. Leggendo la Bibbia in comunità, cercano, in una resistenza quasi senza orizzonte, di mantenere viva la coscienza critica e la speranza. La fede assicura loro che vale la pena lottare: il futuro appartiene alla vita e non alla morte.

Continuare a sperare, imitando le prime comunità

È come alla fine del primo secolo, a Roma. Era difficile mantenere la fede a Roma in quel tempo. Umanamente parlando, non c'era speranza per le comunità cristiane. Tutto il mondo abitato era rinchiuso nell'impero romano.

Dice l'Apocalisse: "Quanti non avessero voluto adorare l'immagine della bestia erano uccisi. Inoltre, si faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, fosse impresso sulla mano destra o sulla fronte un marchio, in modo che nessuno potesse comprare o vendere all'infuori di coloro che portavano il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome" (Ap 13,15-17).

Nonostante questa situazione totalmente avversa, le prime comunità hanno saputo resistere. Oggi, a noi, capita di fare lo stesso. In questo nostro mondo, chiuso nell'impero del sistema di sfruttamento prepotente, quello che dobbiamo fare è imitare le prime comunità e resistere, anche se talvolta ci sembra una resistenza irrazionale, senza futuro.

La gioia e la speranza dei poveri

Anche se, umanamente parlando, sembra che non esista un orizzonte di speranza per i poveri, quello che colpisce tutti coloro che passano per le comunità di base dell'America Latina è la gioia speranzosa e la speranza gioiosa che la gente comunica a tutti coloro che entrano in contatto con loro. Nella loro povertà, esse hanno una ricchezza umana ed evangelica che i poveri ricchi non riescano a comprare con tutti i loro soldi!

Racconto un fatto molto semplice, come simbolo di quello che succede tutti i giorni. Lo leggo come se fosse una pagina della Bibbia.

Lettura degli Atti dei Cristiani di Itaguaí

In quel tempo, in una comunità, alcune donne meditavano sul testo del Padre Nostro del vangelo di Matteo. Facendo la condivisione della loro esperienza di vita, una donna disse: "La mia vicina, quando mi vede, mi critica, mi maledice e mi calunnia, ed io, ogni volta, perdono. Perché se non perdono, non posso più pregare il Padre Nostro".

Un giorno, questa donna vide del sangue sulla porta della sua vicina. Domandò al marito il motivo. Egli rispose: "Mia moglie ha messo il piede su un chiodo arrugginito e adesso è a letto con il tetano e sente dolori terribili". Immediatamente, quella donna preparò un curativo di fango con foglie di banana e si prese cura della vicina per due settimane. Alla fine la vicina di casa guarì.

Un'altra donna che faceva parte del gruppo biblico domandò: "E quella signora continua ancora a calunniarti e a maledirti?". Risposta: "Sì, continua. Ed io continuo a perdonare!".
Questa è Parola del Signore! Rendiamo grazie a Dio!

Alleluia! È caduta Babilonia, la grande!"

Qui si rivela un atteggiamento di vita, radicalmente contrario all'atteggiamento di morte proclamato dal sistema di Babele. È l'inizio del nuovo cielo e della nuova terra, come li ha proclamati Gesù.
Queste piccole grandi cose che succedono ogni giorno, ogni giorno, in mezzo alle comunità dei poveri in America Latina e in tutto il mondo, sono un motivo per lodare Dio. Nella Bibbia, dopo il libro dei Salmi, l'Apocalisse è il libro in cui più si canta e vibra la gioia per la speranza che la fede ci comunica. Nei capitoli 18 e 19, le comunità perseguitate cantano in anticipo la caduta dell'impero del male.

Anche noi dobbiamo fare lo stesso: celebrare in anticipo la caduta di ogni forma di impero che ancora oggi minaccia di morte la vita.



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