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Donare a tutti un po' d'amore. I cristiani di Taipei

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Padre Edi è un giovane saveriano friulano. Coordina la comunità dei missionari a Taipei, nell'isola Taiwan. Tra le varie attività, i saveriani seguono la comunità parrocchiale di san Francesco Saverio.

Dalle mie parti in Friuli, ci sono tante piccole chiese votive. Sono affrescate da pittori sconosciuti, ma esprimono, con i loro colori e le loro raffigurazioni, una fede semplice, vera e sincera, densa di teologia.

Sono entrato spesso in queste piccole chiese, per una preghiera e per una foto ricordo, da portarmi in missione, quasi come per un sentimento, una specie di strana curiosità che non saprei nemmeno io spiegare, e che forse viene dal profondo.

Come se quei muri, intrisi di preghiere di secoli, nascondessero un segreto: il segreto della trasmissione della fede in Gesù, tramandata fino a noi nei secoli. Quei volti dipinti, simili a disegni di un fumetto, ma quasi vivi e così espressivi, parlano ancora oggi all'uomo moderno l'antico messaggio di vita: della vera vita in Gesù.

Chiesa giovane e missionaria

Arrivato a Taiwan, la prima impressione che ho avuto è stata di trovarmi in una chiesa giovane, nonostante i tanti volti di persone anziane che si vedono nelle nostre comunità cristiane. L'impressione di trovarmi come nella chiesa al tempo degli Atti degli apostoli. La diocesi di Taipei è stata eretta solo 53 anni fa. E' una chiesa ancora missionaria; ancora sotto l'influsso della prima evangelizzazione. La chiesa missionaria è proprio questa: una chiesa sotto l'influsso dello Spirito.

La nostra parrocchia è intitolata a san Francesco Saverio. Il 3 dicembre scorso, oltre ad aver festeggiato il santo patrono, abbiamo celebrato anche il 450mo anniversario della sua morte, ed anche il 45mo anno di erezione a parrocchia. Nel preparare la festa, cercavo qualche idea o qualche segno che potesse aiutare a rendere più salda la nostra fede.

Raccontano i vecchi...

Avevo pensato all'acqua santa da portare in ogni famiglia, come ricordo del battesimo. Ma alla fine ho trovato quello che cercavo. Ho chiesto ad alcuni cristiani di aiutarmi ad intervistare i nostri cristiani più anziani.
Per me è stato come un riandare a guardare gli affreschi di quelle nostre chiesette friulane di campagna. Ho scoperto su questi volti i colori dello Spirito che si rinnova in ogni generazione e che ha per ciascuno una caratteristica, un'impronta tutta particolare. E' stato come riandare indietro ai primi tempi della missione. La gente mi ha riportato all'entusiasmo e alle difficoltà degli inizi.

Quarantacinque anni fa, Taiwan era il paese più povero del mondo. Eppure, queste persone, per celebrare il santo patrono, riuscivano a trovare i soldi per andare al ristorante, dopo la messa del pomeriggio, e prenotare due tavoli per 15 - 20 persone (in Cina si usano i tavoli circolari per cui ci sta più gente seduta in minor spazio). I cristiani ricordano ancora quel particolare, che rendeva solenne la festa della loro comunità.

Portarsi dietro a sedia per la Messa

Mi hanno raccontato che in quegli anni i cristiani erano pochi. Si trovavano per la messa in un appartamento al secondo piano. Dovevano portarsi le sedie (il padrone di casa non ne aveva per tutti), spostare il sofà e fare spazio. Alla fine della messa, rimettevano tutto a posto. Anche i primi cristiani si ritrovavano nelle case per la frazione del pane...

Ad ogni cristiano era affidata una zona per mantenersi in contatto con gli altri cristiani della parrocchia, per sostenersi ed aiutarsi a vicenda, per quello che ognuno poteva. Negli Atti degli apostoli si legge che non c'erano indigenti tra di loro e che qualcuno vendeva la proprietà e dava il ricavato agli apostoli per i bisogni di tutti.

Mi hanno portato un libretto tutto ingiallito dagli anni. Vi ho trovato scritte tante cose interessanti: i nomi dei primi 15 - 20 cristiani; le date degli incontri; le messe celebrate; la verdura portata per aiutare una famiglia con bambini numerosi... Sembrava, leggendo, di andare indietro nel tempo e camminare tra i campi di riso che allora attorniavano le poche case... Ora non si riesce nemmeno a vedere il sole per le costruzioni, sorte come funghi.

Rispetto a 40 anni fa, ora siamo in tanti: sono 170 i nomi iscritti nell'elenco parrocchiale! Qual'è la caratteristica di questa comunità, che io ancora definisco "dei primi tempi"?

La fede ricevuta e donata

All'inizio della messa, presente il vescovo, La signora Su ha fatto una relazione. Ve la traduco in italiano.
"Abbiamo ricevuto in eredità il grande dono della fede. Quarant'anni fa la nostra comunità si trovava in una casa e lo spirito era quello di una famiglia; anche noi oggi vogliamo mantenere questo spirito: fare della parrocchia una famiglia. Allora si spostavano le sedie ed il sofà; oggi, alla fine della messa, ci ritroviamo per una tazza di tè e due biscotti, per parlare tra noi e conoscerci meglio. Allora ci si interessava dei vicini e li invitavano alla conoscenza della fede cattolica; anche ora vogliamo prenderci cura dei vicini, specialmente dei più poveri.

Dopo il terremoto del 1999, che ha colpito il centro dell'isola, abbiamo fatto un gemellaggio con i nostri amici aborigeni della montagna e oggi sono qui presenti a fare festa con noi. Dopo l'alluvione causato dal tifone nel 2001, ci siamo dati da fare per aiutare a ripulire le case delle famiglie allagate alla periferia di Taipei.

In questi anni abbiamo dato una mano alle suore di madre Teresa, che si interessano di famiglie in difficoltà economiche. Questo ha creato pian piano dentro di noi uno spirito di attenzione speciale ai piccoli e agli indigenti, fino a sentire l'esigenza che se non c'è qualcosa per i più piccoli è come se mancasse qualcosa alla nostra vita parrocchiale. Perciò stiamo prestando servizio volontario ad un piccolo orfanotrofio. Il lavoro che ci è chiesto è di abbracciare questi bambini e giocare con loro. In una parola, ci è chiesto di donare loro un po' di amore".

La fede con le mani sporche

Ecco cosa è la missione. E' la forza dello Spirito in azione. E lo Spirito è amore.

Vedere ingegneri, direttori di uffici importanti, mamme di famiglia e giovani, che trovano un po' di tempo da dare agli altri, che si rimboccano le maniche senza paura del fango e dello sporco per dare una mano, che stanno con i più piccoli, che condividono la vita semplice degli aborigeni... Queste cose testimoniano che lo Spirito è ancora alla guida di questa piccola comunità.
Ringrazio il Signore di essere nato in una terra che ha sempre avuto poco; ed anche quel poco le è spesso stato tolto da circostanze avverse, da guerre e da terremoti. Ma che ha saputo tenere viva la fede cristiana, ricchezza e speranza in ogni situazione difficile.

Questa fede voglio, vogliamo donare anche ai nostri amici cinesi.



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